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SCONTRO USA-RUSSIA/ Il gioco pericoloso di Obama per incastrare Trump e aiutare Hillary

Pubblicazione:mercoledì 19 ottobre 2016

Lancio di missili da una portaerei americana (LaPresse) Lancio di missili da una portaerei americana (LaPresse)

All'interno della Nato, i rapporti non sono così distesi come Stoltenberg vorrebbe far credere. Il determinato, ma non imprevedibile, intervento russo in Siria ha portato alla ribalta non solo l'inefficacia della politica americana, ma anche l'ambiguo comportamento della Turchia, unico Stato del Medio Oriente membro della Nato. Lo stesso sito ufficiale della Nato definisce un rilevante cambiamento nello scenario mediorientale il riavvicinamento tra Ankara e Mosca e il progressivo raffreddamento dell'Arabia Saudita nella lotta contro l'Isis per concentrarsi nella guerra in Yemen, sostenuta in questo dagli Stati Uniti. Se Ankara si avvicina al "nemico" russo, un altro membro Nato, la Francia, sta stringendo relazioni sempre più strette con l'Arabia Saudita, a fronte del progressivo raffreddamento di quest'ultima con gli Stati Uniti. Sempre il sito Nato parla, inoltre, di una politica mediorientale attualmente guidata da Iran, Russia e Turchia, tutti Paesi non arabi, mentre l'Arabia Saudita tende a "reagire in maniera eccessiva" con la sua determinazione militare per controbilanciare una situazione a lei sfavorevole. L'Arabia Saudita come la Russia secondo Stoltenberg?

Dei 28 Stati della Nato, 22 fanno parte dell'Unione Europea e Stoltenberg, nel suo discorso, ha detto che Nato e Ue fronteggiano le stesse sfide, riferendosi immediatamente dopo alla Russia. A un giornalista che chiedeva come si configurassero i rapporti tra Nato e il sistema difensivo dell'Ue, Stoltenberg ha risposto che il rafforzamento difensivo dell'Unione Europea non può che essere ben accolto dalla Nato. Anzi, si è dichiarato molto soddisfatto del fatto che, dopo molti anni di declino nelle spese per la difesa, si stia ora assistendo a un'inversione di tendenza. Ha però sottolineato che occorre evitare duplicazioni con la Nato e che il ruolo dell'Europa è complementare a quello della Alleanza; su questo, ha affermato, è stato riassicurato dal ministro Gentiloni e da molti altri leader europei.  

Queste ultime osservazioni sono particolarmente importanti, perché esplicitano il ruolo complementare, forse meglio ancillare, dell'Ue rispetto al vero motore della Nato, gli Stati Uniti. La posizione di Stoltenberg non sorprende, per il suo ruolo e per il fatto che la Norvegia non è nell'Ue, ma stupisce che venga tranquillamente condiviso dai leader europei.

La sensazione finale è che l'establishment americano abbia rinunciato al sogno degli Stati Uniti come unica potenza globale e che stia dividendo il mondo in due aree di influenza, cercando di estendere la propria in vista dello scontro con l'antagonista. Ma questo antagonista non è la Russia, che è vista solo come un ostacolo al completo dominio statunitense sull'Europa: il vero avversario è la Cina. Si potrebbe obiettare che così gli Usa si creano due avversari, o che spingono la Russia ad allearsi con la Cina. Ciò non sembra preoccupare Washington che, sottovalutando le capacità di manovra russe, sta rieditando una sorta di "brinkmanship strategy", portare la situazione sull'orlo della guerra per costringere l'avversario a ritirarsi, che contraddistinse la guerra fredda con l'Unione Sovietica. 


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