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Esteri

SCONTRO USA-RUSSIA/ Il gioco pericoloso di Obama per incastrare Trump e aiutare Hillary

L'Italia parteciperà con propri militari allo schieramento Nato in Lettonia per difenderla da possibili aggressioni da parte russa. Una iniziativa con diversi risvolti critici. CARL LARKY

Lancio di missili da una portaerei americana (LaPresse)Lancio di missili da una portaerei americana (LaPresse)

La decisione italiana di mandare in futuro 140 soldati a difendere i confini della Lettonia da possibili attacchi russi non sembra avere una valenza epocale, ma appare piuttosto come una mossa interna alla politica italiana. Così come non sembrano epocali le dichiarazioni del ministro Paolo Gentiloni, piuttosto appiattite su quelle del Segretario generale della Nato.

Jens Stoltenberg, durante la recente conferenza stampa a Roma, ha affermato che l'obiettivo della Nato è il rafforzamento del proprio sistema difensivo insieme alla continuazione del dialogo politico con la Russia. Per la verità, Stoltenberg è stato più netto di Gentiloni e ha parlato della sfida rappresentata da una Russia sempre più determinata e imprevedibile, accusandola di installare sistemi missilistici e condurre esercitazioni militari alle sue frontiere verso l'Europa. Stoltenberg ha però aggiunto che occorre evitare incidenti o errori di calcolo che portino fuori controllo la situazione. Un'ammissione della pericolosità delle decisioni prese, come sottolinea l'intervista al generale Castagnetti sul sussidiario, e che giustifica la definizione data dalla Russia all'attuale posizione della Nato: "distruttiva".  

Anche quando parla della Siria, Stoltenberg non indica come principale problema Isis, al Qaeda o altre organizzazioni estremiste, ma la Russia "che continua a bombardare Aleppo e a sostenere il regime siriano", malgrado "il terribile costo in vite umane e sofferenze". Evidentemente Stoltenberg pensa che gli aerei della coalizione anti Assad gettino confetti e che i ribelli mettano fiori nei loro cannoni. Secondo il Segretario la Nato sta aiutando i suoi partner in Medio Oriente e Nord Africa a costruire le proprie capacità di difesa, "perché se loro sono più stabili, noi siamo più sicuri. E questo aiuterà anche a ridurre le migrazioni illegali". Di cosa sta parlando Stoltenberg, dell'Iraq, della Siria, della Libia, dello Yemen, tutti Paesi messi a ferro e fuoco con il contributo di Stati membri della Nato? Non occorre essere filorussi per pensare che, nella presente situazione, Mosca sia più realista e meno ipocrita di Washington e dei suoi alleati.

Tra tre settimane negli Stati Uniti si voterà per il nuovo presidente e i rapporti con la Russia e l'atteggiamento verso la Nato sono stati tra i punti più conflittuali nel confronto tra Hillary Clinton e Donald Trump. L'impressione è che Obama voglia portare la situazione con la Russia a un punto tale da rendere molto difficile per Trump, nel caso fosse eletto, una retromarcia senza essere accusato di "collusione con il nemico", come avvenuto già durante la campagna elettorale. Dall'altro lato, che cerchi di porre la Clinton, se eletta, in una posizione di forza verso l'antagonista Putin. Sarebbe questo un gioco molto pericoloso e che non riesce, né in Patria né fuori, a nascondere gli insuccessi della politica estera di Obama, che Hillary vorrebbe addirittura rendere più aggressiva.