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CAOS SIRIA/ La risposta del monastero cristiano di Mar Yakub alla strage di Aleppo

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Ad Aleppo (LaPresse)  Ad Aleppo (LaPresse)

Le brutte notizie arrivano sempre insieme: un diplomatico russo ha dichiarato all'agenzia Ria Novosti che ai terroristi dell'Isis che lasceranno Mosul, sarà assicurata dalla coalizione Usa una via di fuga verso il nord della Siria: "Più di novemila militanti Isis saranno ri-dispiegati da Mosul alle regioni orientali della Siria per sferrare una offensiva di grandi dimensioni, che comporterà la cattura di Der Ezzor e Palmira". La notizia è confermata anche dall'agenzia di stampa ufficiale turca Anadolu. 

Questa prospettiva sembra sia presa molto sul serio dal comando russo-siriano visto che due divisioni meccanizzate provenienti da Damasco sono giunte sabato ad Aleppo. Anche la componente aeronavale russa sarà rinforzata: la portaerei Kuznecov naviga nel Mediterraneo e dirige verso la Siria accompagnata da un'imponente squadra navale. Inutile dire che il capo della Nato Jens Stoltenberg già vede la cosa come una minaccia. Purtroppo negli ultimi tempi sembra che la Nato, in ogni momento di crisi, quando si è ad un passo dal risolverla pacificamente, ritiri sempre la mano. Chi oggi dice di "percepire la minaccia" è però lo stesso occidente che sta appoggiando la "rivoluzione" innescata da gruppi settari che non si sarebbero mai mossi senza un sicuro appoggio militare, politico e finanziario. 

E' un mondo che, barando, vuol cambiare le carte in tavola: nel caso siriano, anziché rispettare e trarre vero profitto da secoli di cultura e memoria di cui è ricca la Siria, vuole fare tabula rasa e poi lucrare secondo le ambizioni di pochi. Non è questa la strada della presenza cristiana in terra siriana. Ed i tanti monasteri cristiani che ne portano memoria, lo dimostrano. 

Sono letteralmente piantati nel deserto, ma anche in mezzo alla guerra costituiscono luoghi di amicizia concreta per cristiani e musulmani. La presenza del monastero di Mar Yakub in Siria, nella località di Qara sui monti Qalomoun, vicino al Libano, risponde alle molte domande sollecitate da queste righe di cronache contraddittorie. La risposta dei monaci è stata tener viva la fede. Quando la carmelitana franco-libanese madre Agnese visitò per la prima volta nel 2000 quei luoghi, trovò solo dei ruderi. Ma da quelle rovine è nata una comunità monastica che ha scelto di pregare soprattutto per preservare l'unità della Chiesa. Poi, da quando è cominciato il conflitto nel 2011, la comunità ha cominciato ad organizzare distribuzioni per venire incontro ad un bisogno enorme.

I convogli di cibo e abbigliamento, organizzati dalle monache e monaci del monastero, sono arrivati lontano, fino alla campagna a sud di Aleppo, dove ci sono parecchi campi profughi e non arrivano le organizzazioni umanitarie. Madre Agnese ha promesso alle famiglie, la maggior parte musulmane, di continuare a soccorrerle nei bisogni primari. Da qui la grande operazione della consegna quindicinale dei pacchi a cui ci chiede di collaborare. Potrete voi stessi visitare il sito Mar Yakub Charity per vedere le iniziative in corso. Non sono iniziative che fanno 'loop' su se stesse ma che indicano la speranza di cui tutti abbiamo davvero bisogno.



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COMMENTI
24/10/2016 - Patrizio Ricci di oggi e di dodici giorni fa (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie infinite al "Sussidiario.net". Continua l'amarissimo racconto della verità sulla Siria da parte di Patrizio Ricci. Amarissima verità sul ruolo perverso degli USA e dei suoi sodali, e sulla menzogna con la quale pongono in stato di falsa accusa la Russia e l'odiato governo di Assad. Piuttosto che Assad (e certo che è un dittatore! siamo nell'Arabo Medioriente!) piuttosto che Assad ed una Siria indipendente (perché laica e inclusiva di tutte le diversità anche religiose), "il meglio" divengono i ribelli jiahdisti messi al mondo dalla nerissima Arabia Saudita, alleata prediletta di Washington, e diabolica madre dell'ISIS combattuto a parole dagli USA in Siria, in realtà ampiamente tutelato. Solo in Iraq (in modo peraltro morbidissimo fino a poco fa) gli americani aiutano ora Bagdad (al prezzo di fiumi di sangue) a respingere finalmente l'ISIS. Ma a respingere, appunto. Travasandolo solo in Siria, Paese martire dal quale scacciare Assad e la sua dittatura laica. Nel nome di una emorragica preda di guerra, da assegnare agli Arabi Sunniti Wahabiti, e allo jiahdismo (ISIS compreso) da loro partorito con la maledetta ostetricia americana. E poi riscriverei, tale e quale, il commento che inviai per l'articolo di Ricci del 12/10 scorso.