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SCENARI/ Ceta, il "cavallo di Troia" che piace agli Usa

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Jean-Claude Juncker (LaPresse)  Jean-Claude Juncker (LaPresse)

I vertici Ue hanno reagito alla posizione dei valloni con una certa veemenza e con toni da lesa maestà, come già avvenuto in occasione del Brexit, ma la loro è una "maestà" del tutto calata dall'alto, che non tiene in alcun conto la realtà dei diversi Stati. Il Belgio è un Paese estremamente diviso tra valloni e fiamminghi e non sarà di certo la Bruxelles dell'Ue a risolvere problemi che la Bruxelles dei belgi non riesce a risolvere, li può solo aggravare, come accaduto in occasione del dibattito sul Ceta. Dal canto suo, tuttavia, l'Unione è pronta a sfruttare le divisioni interne quando sono a suo favore, come nel caso della Scozia verso il Brexit.

Nonostante abbia aspetti meno dirompenti rispetto al Ttip, di cui però può rappresentare una sorta di "cavallo di Troia", come descrive Bottarelli, il Ceta non è comunque un semplice accordo di libero scambio che riguarda solo dazi doganali. E' un trattato di ben più ampie dimensioni, che andrà ad incidere profondamente sull'attività economica dei vari Paesi, come indica lo stesso acronimo, e non può passare sulla testa dei cittadini e venire gestito solo dalle tecnocrazie politiche dell'Unione.

A tal proposito, questa idea sembra averla avuta anche il presidente del Consiglio Ue, il polacco Donald Tusk, che ha ammesso la difficoltà di stabilire accordi commerciali se non si riesce a convincere gli europei che i rappresentanti Ue trattano nel loro interesse per raggiungere accordi che ne tutelino i diritti e siano a loro vantaggio. L'Ue potrebbe essere più convincente adottando una maggiore trasparenza nelle sue trattative e coinvolgendo maggiormente i singoli Paesi, accettando anche che non tutte le divergenze sono appianabili. Ciò porterebbe ad abbandonare l'attuale atteggiamento del "tutto o niente" in favore di accordi che lascino più ampi margini di decisione agli Stati membri. Ad esempio, accordi quadro vincolanti per tutti uniti a una serie di disposizioni e accordi "a geometria variabile" renderebbero possibile rispettare le concrete e legittime differenze di interesse esistenti tra i vari Paesi. Significherebbe anche rendere chiaro che l'Unione tratta insieme ai suoi Stati membri e non al loro posto e al di sopra di loro.

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