BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARI/ Ceta, il "cavallo di Troia" che piace agli Usa

Pubblicazione:

Jean-Claude Juncker (LaPresse)  Jean-Claude Juncker (LaPresse)

Quell'oggetto misterioso, almeno per gran parte dei cittadini europei, che va sotto il  nome di Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) sembra essere prossimo alla meta. Si tratta dell'accordo commerciale globale tra Ue e Canada finora oscurato dal più famoso Ttip, il trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti con gli Stati Uniti, usato come una clava da Obama per influenzare i risultati del referendum sul Brexit. La minaccia di Obama che sarebbero diventati "gli ultimi della fila" se fossero usciti dall'Ue non ha sconvolto gli inglesi, segnando una duplice sconfitta per Barack: il Brexit vincitore e il Ttip rinviato sine die.

Dopo sette anni di trattative, il Ceta sembrava ormai cosa fatta fino a quando, pochi giorni fa, il governo belga ha dichiarato di non ratificare il trattato, facendo così mancare la necessaria unanimità. Per la Costituzione belga, un simile accordo deve essere approvato anche dai Parlamenti regionali e il Parlamento della Vallonia, la regione francofona del Belgio, aveva dato parere contrario. Anche la regione di Bruxelles, pur ospitando l'Ue, ha manifestato forti riserve sul trattato. Le pressioni del governo centrale hanno poi portato i valloni a un compromesso, con l'emissione di un memorandum esplicativo che pone sotto esame i punti considerati critici. Come ben descritto nell'articolo sul sussidiario di Mauro Bottarelli, il punto di maggiore preoccupazione è la sottrazione di sovranità agli Stati membri nel caso di controversie con gli investitori, soprattutto i grandi gruppi multinazionali.

Al di là del trattato in sé, la vicenda porta in luce ancora una volta i problemi alla base del modo in cui è stata costruita l'Unione Europea. I sostenitori dell'accordo hanno fatto presente l'anomalia di uno 0,7% della popolazione (i 3,5 milioni di valloni) che tiene in scacco l'intera Unione, più ricatto politico che prova di democrazia. Altri hanno proposto di sostituire l'attuale unanimità necessaria per l'approvazione con un sistema a maggioranza qualificata per evitare simili incidenti. Queste osservazioni, di per sé concrete, nascondono il vero problema, cioè la natura ambigua dell'Unione Europea: né Stato federale, né vera e propria confederazione, anomala anche come semplice associazione di Stati. 

Il problema principale posto dall'attuale assetto è proprio quello dei rapporti tra Unione e singoli Stati, complicati dalla farraginosità degli organi istituzionali, tra i quali il Parlamento Europeo è il meno incidente, pur rappresentando teoricamente i popoli europei. Suona quindi ipocrita la sorpresa ostentata ogni volta che viene evidenziata la distanza che separa l'Unione dai cittadini europei, che si sentono molto più rappresentati dai loro parlamenti e governi, per quanto possa essere diffusa la disaffezione per la politica  nazionale. 



  PAG. SUCC. >