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CAOS MIGRANTI/ L'Ungheria ha detto no al "Grande fratello" che sta a Bruxelles

Pubblicazione:martedì 4 ottobre 2016

Viktor Orbán, primo ministro dell'Ungheria (LaPresse) Viktor Orbán, primo ministro dell'Ungheria (LaPresse)

Più in particolare sul problema immigrazione, il governo di Orban ha assunto un comportamento senza dubbio duro, con la costruzione di reticolati di sbarramento alle sue frontiere e con interventi pesanti della polizia contro i migranti. Occorre ricordare, però, che nel 2015 hanno attraversato l'Ungheria, diretti verso altri Stati, più di 400mila migranti, un numero che può aver causato qualche problema in un Paese di neppure 10 milioni di abitanti e con sotto gli occhi l'esempio greco. Il governo ungherese si dice disposto ad affrontare il problema dei migranti e dei rifugiati, fornendo aiuti finanziari e umanitari nei Paesi di origine o nei campi in cui sono ospitati, ma vuole che siano gli ungheresi a decidere chi ospitare in casa propria, e non Bruxelles. Quest'ultima sembra piuttosto irritata dal continuo riferimento di Budapest alle proprie fondamenta cristiane, che sente minacciate da un'immigrazione di massa musulmana, e da qui l'accusa di sciovinismo.

Per quanto riguarda le quote obbligatorie di ricollocamento, il numero di rifugiati attribuiti all'Ungheria è decisamente basso, 1.294, fornendo la base per accusare Orban di aver strumentalizzato il problema per fini interni, utilizzando slogan populisti quando non xenofobi. Le quote di rifugiati da ricollocare obbligatoriamente erano state fissate dalla Commissione Europea nel settembre 2015, a maggioranza qualificata e non come di norma all'unanimità, proprio per l'opposizione di diversi Stati dell'Est Europa. A distanza di un anno, nel suo rapporto di questo settembre, la Commissione parla di 98.255 rifugiati, 63.302 dalla Grecia e 34.953 dall'Italia, per i quali ci sono stati impegni al ricollocamento da parte dei vari Paesi per soli 13.585 profughi. Di questi solo 5.651sono stati effettivamente ricollocati, 4.445 dalla Grecia e 1.196 dall'Italia.

Di fronte a simili risultati, non credo nessuno possa montare in cattedra e anche il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, che si è dichiarato contento dell'esito negativo del referendum, farebbe bene a rivolgersi a qualcun altro più in grado, rispetto all'Ungheria, di risolvere il problema.

Intanto, il dramma dei profughi continua.



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COMMENTI
04/10/2016 - E' una vergogna... (Enrico Manzi)

Vergogna, difendere un regime autoritario, xenofobo e cieco... Questa è l'Europa Cristiana? In verità è il comunismo che ha distrutto l'anima a questi dittatorelli est europei. Cosa possono fermare i muri di fronte ai grandi problemi della storia... Son orgoglioso di essere cresciuto con l'idea europea e ci credo.