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DAGLI USA/ Il metodo Trump pronto per la Casa Bianca

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Donald Trump (Lapresse)  Donald Trump (Lapresse)

ELEZIONI USA 2016. «Se ci riflettiamo bene il risultato non poteva essere diverso perché l'America è una democrazia puritana dove alcuni principi rimangono fondamentali. Hillary era ambigua quanto ai finanziamenti ed esageratamente appoggiata da Obama. Siamo tutti un pochino, apparentemente, sorpresi dalla vittoria di Trump, ma i motivi della disfatta dei Clinton sono chiarissimi»: è sicuro di quel che dice Berardo Paradiso, imprenditore nato in Italia e naturalizzato americano (ha la cittadinanza) dopo 40 anni di "onorato servizio" negli States, alla guida di un'azienda che produce punte per trapani di alta qualità in Cina e le distribuisce in tutto il mondo. 

Paradiso, che fino a pochi anni fa ha guidato la Camera di commercio italiana negli Stati Uniti, oggi è presidente dello Iace, cioè l'Italian American Committee for education, istituzione privata ma sostenuta dal governo di Roma che promuove la diffusione dello studio e della cultura in lingua italiana negli States.

 

Allora, dottor Paradiso: quali sono questi motivi chiarissimi?

Al primo punto, come accennavo, vedo l'opacità sulle origini del tesoro della fondazione Clinton, Hilary non ha mai spiegato agli americani come avevano accumulato tanto denaro, soprattutto da parte di donazioni straniere. Al secondo punto l'eccessivo coinvolgimento di Obama nella campagna pro-Hillary.

 

Come sarebbe? Non era utile l'endorsment, come si dice adesso, del presidente uscente a favore della candidata del suo partito?

No, mai un presidente in carica era sceso nelle piazze a fare campagna elettorale per un suo candidato. È stato un coinvolgimento eccessivo, e poi anche per i modi: prima le critiche alla Fbi, poi la campagna con Michelle. Gli indecisi hanno annusato qualcosa di losco. E poi…

 

Già: e il terzo motivo?

L'Americano non è invidioso, ammira il successo individuale, la storia di Donald li ha affascinati. I media sono stati duri con lui, ma gentili con i figli, molto bravi, e con la moglie, bella e affascinante.

 

Non ci dirà, però, che tutto questo, pur rilevante, sia sufficiente per vincere le elezioni.

No, non lo è, naturalmente. Trump è un mostro dei media, ha un'intelligenza sociale molto spiccata, legge il pubblico e lo alimenta del cibo che preferisce. Trump è un imprenditore e ha gestito la sua campagna elettorale come un'impresa, ha analizzato il mercato dei voti e degli indecisi e con un'armata di volontari è andato a prenderli.

 

Lei è un imprenditore, come valuta il discusso percorso professionale del neopresidente? 

Trump fa l'imprenditore da 40 e più anni, è miliardario, ha saputo utilizzare legalmente il sistema per arricchirsi, in America non è un peccato, impiega decina di migliaia di persone, utilizza sicuramente dei manager di fiducia per gestire il suo impero, quindi farà lo stesso alla Casa Bianca: conosce i suoi limiti. Sono certo che vorrà rimanere nella storia come un buon presidente, pertanto si circonderà di persone capaci nei vari settori.

 

Lei è ottimista: ma c'è chi pensa, e sono molti, che dopo aver sparato quelle provocazioni iperboliche in campagna elettorale, farà disastri, soprattutto sui mercati!



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