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IL GIORNO DOPO/ Trump, l'intolleranza dei "tolleranti" e i muri da buttar giù

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Proteste anti-Trump dopo il voto (La Presse)  Proteste anti-Trump dopo il voto (La Presse)

NEW YORK — Avrei voluto aspettare qualche giorno (almeno) prima di cominciare a commentare una presidenza che ancora non c'è. Ma il mondo gira, i media bombardano, la gente reagisce ed i lettori fanno domande. Così, provo a raccogliere in parole il clima che si respira in questo "day after" che ben pochi si aspettavano e che più di quanti si potesse aspettare si auguravano. Segretamente.

Ho scritto l'altro giorno e lo ribadisco — visto che mi è stato cordialmente contestato — che il flop vergognoso dei sondaggi non è avvenuto per un'errata applicazione di criteri statistico-matematici. Il flop c'è stato perché la gente votava Trump, ma aveva vergogna a dirlo. Ve lo posso assicurare. Non ho bisogno di guardare oltre la mia famiglia e cari amici per vederlo. Perché? Perché ci si sarebbe dovuti vergognare? Perché il mondo di chi comanda la comunicazione, il pensiero, "la cultura", di chi pretende di decidere come dobbiamo pensare mai ci aveva martellati così pesantemente sull'unica cosa che una persona "normale" avrebbe dovuto fare: votare per Hillary Clinton. Gli altri? Sessisti, razzisti, sfruttatori, violenti etc. Sono anni che continuo a ripetere che il "grande danno" dell'amministrazione Obama è stato l'innalzamento del tasso ideologico, il trionfo dell'intolleranza dei tolleranti.

Il "libero pensiero" dei liberals cavalcato dai Democratici ha generato muri peggiori di un possibile muro col Messico. Ha squarciato il paese in due. Da una parte loro, i buoni, quelli che tollerano tutto e di più, dalle minoranze a tutte le diversità... eccetto quelli che non la pensano come loro. Questi cosiddetti non violenti che in comune hanno una sola cosa, "il nemico", ovvero gli altri. Mi vengono in mente le piazze italiane degli anni 70: "Uniti sì, ma contro la Dc". Senza un nemico non c'è nulla. Dall'altra, purtroppo non meglio, i cosiddetti "conservatori" arroccati dietro quei quattro valori in cui pensano di credere ancora, valori però diventati sterili, incapaci di generare vita.

Il muro c'è già, ed attraversa la pancia dell'America. Ed è in questo scenario che arrivano Donald Trump e Bernie Sanders, così diversi e così uguali. Nuovo sogno americano con sepoltura del vecchio ed iniezione di welfare state o rilancio del sogno vecchio stile alla "datemi la prateria ed un cavallo per galoppare"? Fuori dalle dinamiche partitiche, contro le dinamiche partitiche, Sanders e Trump hanno di fatto dato vita a due movimenti puntando lo sguardo sul vero tema — spesso solo implicitamente compreso — di queste elezioni: l'American dream. Se questo paese adolescente può crescere ed il suo "sogno" maturare, o se siamo destinati ad un invecchiamento precoce.



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COMMENTI
11/11/2016 - I veri muri ideologici eretti dai "progressisti" (ALBERTO DELLISANTI)

Esprimo simpatia al Riro Maniscalco dell'articolo odierno, che supera l'emozione negativa (o soltanto problematica, ma tanto problematica) provata da molti alla notizia che la maggioranza degli Americani aveva votato Trump. Resto sicuramente dell'idea che i cittadini che non dichiaravano ai sondaggisti l'intenzione di votare Trump non lo facevano perché se ne vergognavano, ma perché un Potere che (come dice Maniscalco) eleva muri ideologici così da spaccare un Paese tra quanti si uniformano al pensiero "dominante", buttando invece al di là del muro quanti NON si uniformano, e sviluppando quel senso di rifiuto verso chi pensa in differenza, è naturale che siano in tanti a non mostrare ai Signori dei Sondaggi il proprio pensiero differente, proprio perché dal Potere è stato messo all'indice. "God bless America", sono d'accordo, è un fatto che intanto è stata scongiurata la possibilità che la Clinton perpetuasse una politica interna e (importantissimo a proposito delle guerre) una politica estera, bisognose di significativi cambiamenti. Certo Trump è alla prova, visti suoi precedenti nella vita che hanno accomunato anti trumpiani e non, nel rilevarne la censurabilità.

 
11/11/2016 - Quali istanze disumane? (Giuseppe Crippa)

Se con Trump lottare per quello in cui si crede sarà più possibile che non con la Clinton, spero che gli americani – oltre a battagliare e respingere le istanze più disumane di Trump – possano ottenere quanto prima qualche risultato sulla libertà di nascere dei loro futuri compatrioti per esempio attraverso la libertà delle società che lo vogliono di non includere interventi abortivi nelle polizze sanitarie dei loro dipendenti. A meno che anche questa non sia ormai considerata un’istanza disumana…