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SPY AMERICA/ Trump, il New York Times e i veri mostri della democrazia mutante

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La sede del New York Times (Foto www.rpbw.com)  La sede del New York Times (Foto www.rpbw.com)

Dopo il Trump-day, i giornalisti - non solo in America - sono sotto accusa, si sentono sotto accusa, si accusano da sé o fra di loro. Hanno appreso nel modo più doloroso che la realtà osservata attraverso la rete, i social media, gli algoritmi, i dibattiti-con-sondaggio e le convention in streaming a mille chilometri è drammaticamente virtuale  rispetto alla realtà reale. Qualcuno lamenta di essere finito due volte nella trappola di The Donald: abilissimo nel farsi detestare dai giornalisti e nel farsi inseguire dai loro editori a caccia di audience. Parecchi, a denti stretti, hanno cominciato ad ammettere di aver coperto la campagna 2016 con una militanza autoreferenziale  senza precedenti e giustificazioni, incompatibile con ogni standard di onesta' intellettuale e professionale.

Ancora ieri mattina, comunque, il sito del New York Times titolava: "Choc e disagio". Perché, per cosa? L'Election-Day 2016 si era concluso da poche ore con la regolare elezione del 45esimo presidente di una democrazia costituzionale da 240 anni. Nulla a che vedere con le tre settimane di braccio di ferro fra George Bush e Al Gore nel 2000 attorno a mille schede in Florida: ma neppure allora alla redazione del NYT venne in mente di scrivere di "democrazia sospesa", di modello politico-istituzionale a rischio. E nessuno dichiarò "Apocalypse" (come Maureen Dowd mercoledì, sempre sulla Grey Lady) nemmeno nel 1968: quando Richard Nixon fu eletto dopo una campagna elettorale letteralmente bloody, segnata dagli assassinii di Robert Kennedy e Martin Luther King, con piazze e campus ribollenti dall'Atlantico al Pacifico.

Nixon fu cacciato sei anni dopo dalla Washington Post, che diede fiducia a due reporter di strada, che non disdegnarono una Gola profonda nell'Fbi. Il presidente repubblicano era volato a Mosca per porre fine alla Guerra Fredda e aveva scavalcato le muraglie della Cina di Mao, ma a Washington aveva violato per le regole. I giornalisti fecero il loro mestiere e Nixon fu sfrattato dalla Casa Bianca. Una conferma  di quale e quanta democrazia materiale fosse accumulata dagli States: ma i  i primi a non ricordarlo oggi sembrano proprio i giornalisti della "Post". Watchdog delle libertà civili in America vuol dire lavoro duro sul campo, non pregiudizio ideologico fra blog e talk show.

Alla vigilia dell'8 novembre, il capo dell'Fbi ha avvertito il Congresso che l'inchiesta per sexting riguardante Anthony Weiner (marito separato di Huma Abedin, prima assistente di Hillary Clinton) aveva fatto emergere elementi sufficienti per riaprire le investigazioni Mailgate sull'ex segretario di Stato: già prosciolta in luglio con formula molto dubbia. Nelle ore successive James Comey è stato oggetto di un linciaggio mediatico aizzato personalmente dal presidente Barack Obama: suo superiore di vertice nella catena di comando istituzionale della polizia federale. 



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