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TRUMPISMO/ Siria, movimento/partito, Wall Street: le prime 100 ore di Donald

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Donald Trump e Mike Pence (LaPresse)  Donald Trump e Mike Pence (LaPresse)

Le prime cento ore della presidenza Trump sono state certamente scioccanti: ma non per i cosiddetti "disordini ovunque in America". L'Election-Day 2016 ha mandato in frantumi anche il format-Cnn della piazze del Cairo e di Kiev: quello manipolato dal segretario di Stato Hillary Clinton per conto del presidente-Nobel per la pace Barack Obama. Un Truman-show che ha avuto l'effetto reale di portare l'Isis sulle sponde del Mediterraneo e i missili Usa in Ucraina a tiro della dacia di Vladimir Putin. Un reality che ha certamente portato nelle casse della Fondazione Clinton milioni di dollari poco presentabili e alla fine inutili alla prosecuzione della dinasty "Bush Padre-Obama Marito-Bush Figlio-Obama Marito-(Clinton Moglie-Obama Moglie)". Ma l'America minoritaria che gioca alla protesta - violando i propri canoni politically correct - resta evidentemente quella convinta che martedì scorso il voto importante fosse quello sulla marijuana creativa.

L'America maggioritaria che martedì ha votato il suo presidente, lo ha intanto già potuto vedere in azione. Potrà non piacere - anzi sarà spiaciuto a molti - che nella prima presa di posizione in assoluto dopo il victory-speech Trump abbia confermato di non vedere problemi nella presenza di coloni israeliani nei territori palestinesi. L'altolà dato da Trump alla Casa Bianca - dove fino al 20 gennaio Obama ha in teoria pieni poteri - sarà parso ad alcuni la prima di una serie di brutali forzature istituzionali. Ma quanto è piaciuto - a tutto il mondo, Italia compresa - la passiva inconcludenza dell'amministrazione democratica uscente sullo scacchiere siriano-iracheno in tre lunghissimi anni?

Ieri il presidente della Camera Laura Boldrini ha commemorato la vittima italiana del Bataclan: già un anno e nulla è cambiato, anzi attentati e morti si sono moltiplicati. Meglio il concerto di Sting o l'intervista al Wall Street Journal in cui Trump dice e intende: su quel big mess del Medio Oriente ci lavoro io, da oggi. Con Putin e Netanyahu e chi vuole. L'Europa "lussemburghese" di Jean-Claude Juncker non ci sta? Si può tenere le ondate di migranti, i sacerdoti sgozzati, altre exit dopo quella britannica. Gli Usa non pagano la Nato per minacciare la Russia semmai per combattere l'Isis (a proposito: il "ministro degli Esteri" della Ue, l'italiana Federica Mogherini, che linea ha sulla questione? Altro che "Trump ci farà perdere due anni": lui la sua linea l'ha già data dopo tre giorni, è l'Europa che sta perdendo tempo e magari anche Pil per le sanzioni alla Russia).

Io sono stato eletto da un "movimento", ha detto Trump-l'Antipolitico. Ma in tre giorni ha poi alternato due governatori repubblicani a capo del suo transition team. Ed è probabile che abbia abbia messo in stand by Chris Christie (New Jersey) con un riflesso di realismo: oltre l'Hudson - nella Grande Mela dove Trump è nato e in questi giorni sta facendo il presidente - si ricordano ancora lo scherzo fatto da Christie con la chiusura del George Washington Bridge durante la grande nevicata del 2015. Chi è più provocatore a New York: Trump che sacrifica un suo supporter di peso oppure il sindaco Bill Di Blasio che teorizza la "resistenza" dei clandestini e il diritto di un ente pubblico a mantenerli tali? 



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