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FINANZA/ Il nuovo ordine mondiale lascia l'Italia in periferia

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Matteo Renzi e Barack Obama (LaPresse)  Matteo Renzi e Barack Obama (LaPresse)

Renzi aveva cercato di accreditarsi come il perno di una politica europea nel Mediterraneo e, almeno in parte, nel Medio Oriente. Ebbene anche qui le cose sono già cambiate. La nomina di Michael Flynn come consigliere per la sicurezza nazionale mette il bollo sulla svolta anti-iraniana, mentre è noto che l’Italia ha sempre cercato l’appeasement con Teheran pur mantenendo buoni rapporti con Israele. Oggi questo equilibrismo diventa impossibile, la scelta del nuovo ambasciatore a Tel Aviv, il conservatore di ferro Mike Huckabee, dimostra da che parte si è spostato il pendolo. Si prepara una stretta anche nei confronti della Libia dove gli americani potrebbero intervenire con il guanto di ferro rompendo gli attuali, pur instabili, equilibri sui quali l’Italia fa affidamento. Comunque vada, l’amministrazione Trump giocherà da sola la sua partita che non coincide né con quella europea, né con quella italiana.

Ultimo, anche se non per importanza, lo scacchiere monetario. Vedremo come si svilupperà in concreto la Trumponomics, ma in ogni caso il dollaro verrà usato sempre più come uno strumento di protezione degli interessi nazionali anziché come una moneta globale, mettendo l’euro con le spalle al muro. I governatori delle banche centrali hanno reagito ribadendo la loro indipendenza. Lo ha fatto Janet Yellen entrando in modo irrituale nel campo della politica: ha rifiutato di dimettersi e ha messo in guardia da una controriforma bancaria. Ma lo ha fatto anche Mario Draghi difendendo le regole finanziarie introdotte in risposta alla crisi del 2008 e soprattutto dichiarandosi pronto a prorogare le misure straordinarie di politica monetaria fino a tutto il 2017. Con il no alla deregulation ha sfidato Trump, prolungando il Qe si mette contro l’establishment politico-finanziario tedesco proprio mentre si fanno insistenti le pressioni affinché Angela Merkel smetta di proteggerlo.

Il nuovo scenario neo-nazionalista, come lo ha definito l’Economist, lascia poco spazio all’autonomia dei banchieri centrali. Chi in tutti questi anni se l’era presa con il potere dei tecnocrati è contento, ma scoprirà presto che non sarà il popolo a prendere il comando, bensì i banchieri amici del nuovo principe.

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