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EFFETTO TRUMP/ Donald sacrifica l'Ucraina per dividere Russia e Cina

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Petro Poroshenko, presidente dell'Ucraina (LaPresse)  Petro Poroshenko, presidente dell'Ucraina (LaPresse)

La maggiore preoccupazione di Trump, come d'altra parte di Obama, è la bellicosa ascesa della Cina e la situazione critica nel Pacifico e tra gli alleati americani dell'area. Diventa quindi prioritario chiudere al più presto la questione ucraina, un primo passo per una possibile "entente cordiale" con la Russia, allontanandola così dalla Cina. In sintesi: all'Europa ci pensino gli europei e l'America pensi a "ridiventare grande".

In questa ipotesi, la situazione per la Germania, chiunque la guidasse, non sarebbe facile. Diversi Paesi dell'Europa Orientale temono fortemente un ritorno dell'imperialismo russo, sia pur non sovietico, ma accetterebbero con difficoltà di sostituire la protezione americana con quella tedesca. Si pensi ad esempio alla Polonia, la cui storia è segnata dalla lotta contro i due potenti vicini, Russia e Germania. 

Dal canto suo, la Russia può giocare la carta delle consistenti minoranze russe, presenti nei Paesi baltici, in Moldavia, già divisa in due dalla sedicente Repubblica di Transnistria, e in Ucraina, con la sedizione dei russofoni nel Donbass. La guerra in Ucraina continua, sia pure meno violenta, rendendo problematico il ritorno di queste aree sotto il governo di Kiev, che, da parte sua, ha fatto ben poco per tener fede alle promesse del dopo Majdan. La corruzione permane a livelli elevatissimi, interconnessa con il potere degli oligarchi. L'ultimo evento dirompente sono state le dimissioni del governatore della regione di Odessa, Mikhail Saakashvili, l'ex presidente georgiano che nel 2008 condusse una sfortunata guerra contro la Russia per l'Ossezia del Sud. Saakashvili era stato nominato a tale carica dal presidente ucraino Petro Poroshenko nel maggio del 2015, il giorno dopo aver preso la cittadinanza ucraina. All'inizio di novembre si è dimesso accusando Poroshenko di non combattere la corruzione, anzi di essere colluso con i corruttori, e ha dichiarato di voler costituire un nuovo movimento politico.

Un panorama desolante per chi aveva creduto nella rivoluzione del Majdan e che sta avendo effetti negativi sul trattato di associazione all'Ue, come ha dimostrato l'esito del referendum tenuto in Olanda. La responsabilità del fallimento della nuova Ucraina non sarebbe solo dell'amministrazione Obama, ma anche dell'attuale gestione Ue, con una paradossale implicita vittoria di Putin. Se Trump si disimpegnasse da quest'area, per l'Unione Europea si aprirebbe una stagione ancor più difficile di quella già grave che sta vivendo attualmente. 



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COMMENTI
23/11/2016 - Un Larky difficile da decifrare (ALBERTO DELLISANTI)

Difficile per me, che non ho afferrato niente di definito dalla lettura dell'odierno articolo. Faccio solo un commento sulla Ucraina. Mi pare che lo stesso Larky sia ben critico sui "fatti" prodotti da una Ucraina avventuratasi sulla mirabolante strada progressiva indicata a Kiev da Miss Clinton e Mister Obama. Sarebbe molto positivo che Trump pensasse concretamente di riconoscere il ritorno della Crimea alla madrepatria Russia. Parlare di "annessione" della Crimea è insensato. Un credibilissimo Referendum ha certificato il desiderio del ritorno alla Russia da parte dei suoi abitanti, che russi si sentono e non ucraini. Il provvisorio fare parte della Ucraina dipese da un gentile regalino che Kruscev fece a Kiev durante la Unione Sovietica, che tutti federava nel medesimo Stato Sovietico, liberamente scioltosi nel 1989. Liberamente, grazie a Dio, senza violenza alcuna. Nel momento in cui l'Ucraina ha voluto (venticinque anni dopo) rompere i rapporti di buon vicinato con la Russia, per volare nei desiderata di di Washington e Berlino, cosa poteva fare la Crimea? Tornare alla madrepatria.

RISPOSTA:

Caro Dellisanti, ho usato per la Crimea il termine annessione perché tale è per il diritto internazionale. Nel merito, sono in sostanza d’accordo con Lei, e non da oggi, con qualche cautela in più, forse, sulla completa credibilità del referendum. La stessa cautela che ho nei confronti della completa democraticità dei fatti del Majdan, con tutto il rispetto dovuto alle vittime, queste del tutto reali, come quelle di Odessa, di segno contrario. L’ipotesi dell’articolo era molto semplice, mi spiace non averla espressa chiaramente: per Trump la questione ucraina sembrerebbe “più semplice” rispetto a quelle complicatissima del Medio Oriente e del Pacifico, dove anche gli interessi russi possono maggiormente confliggere con quelli americani. Trump ha anche una comoda via d’uscita nell’affermare che l’Ucraina è un problema soprattutto degli europei. Questo può essere un ultimo fattore disgregante per la già divisa Unione Europea. CL