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EFFETTO TRUMP/ Donald sacrifica l'Ucraina per dividere Russia e Cina

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Petro Poroshenko, presidente dell'Ucraina (LaPresse)  Petro Poroshenko, presidente dell'Ucraina (LaPresse)

I toni, sdegnati e minacciosi, dei vertici dell'Unione Europea di fronte a due eventi da loro imprevisti, come il Brexit e l'elezione di Donald Trump, sono l'ennesima prova delle difficoltà in cui si trovano. Queste reazioni sono anche la dimostrazione dell'assoluta incapacità ad affrontare situazioni che non rientrino nel loro burocratico ideologismo, e rendono sempre più concreto il rischio di una dissoluzione dell'Unione.

Ha quindi ragione Gianni Credit a indicare nel suo articolo la Germania di Angela Merkel come il probabile vero interlocutore, o avversario, dell'America di Donald Trump. La Germania, assumendo questo ruolo, finirebbe per confermare la visione multipolare di Trump, accantonando definitivamente quella dei due blocchi contrapposti di Obama/Clinton.

Finora, pur giocando un ruolo in concreto marginale, l'Unione Europea si è presentata come uno degli attori sulla scena internazionale, restando al fianco degli Stati Uniti, o al loro traino come in Ucraina e in Medio Oriente. In uno scontro diretto con il "nuovo ordine" trumpiano, Angela Merkel sarebbe probabilmente la prima a volersi disfare dei membri dell'Ue che potrebbero frenare la sua politica. Per esempio, Paesi da sempre considerati zavorra, Grecia e Italia in primis, o alcuni dell'Europa Orientale, sempre più problematici agli occhi di Bruxelles e Berlino.

La Germania, seguita probabilmente dagli Stati del Nord Europa e forse dalla Francia, potrebbe così cercare un ruolo autonomo in questo nuovo scenario, peraltro tutto da verificare. Due sono i fronti che si aprirebbero nell'immediato: Nato e Ucraina. Trump ha affermato nettamente la necessità di una revisione del ruolo della Nato e di un riequilibrio nei costi di partecipazione nell'organizzazione. Una pesante critica, questa, ai Paesi europei che hanno finora "approfittato" della copertura Usa, ma per i quali il riequilibrio significherebbe un aumento delle spese militari difficilmente digeribile nell'attuale crisi economica. Inoltre, un ruolo preponderante della Germania anche militare, e non solo economico, sarebbe probabilmente altrettanto indigesto per molti Paesi.

Altrettanto critica è la ridiscussione chiesta da Trump del ruolo della Nato, un problema già sorto dopo il dissolvimento dell'Urss e del suo Patto di Varsavia. Allora si decise di mantenere in vita l'organizzazione e si instaurarono rapporti di collaborazione con la Russia, come nell'incontro del 2002 a Pratica di Mare. Significative le dichiarazioni di Colin Powell, allora Segretario di Stato americano: "il futuro della Russia è con l'Occidente e il futuro dell'Occidente è con la Russia". 

La crisi ucraina ha portato a un radicale cambiamento nei rapporti, anche se recentemente il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha attenuato i precedenti toni da guerra fredda.

A proposito dell'Ucraina, l'atteggiamento della Merkel è stato bivalente: duro per quanto riguarda le sanzioni contro la Russia, del tutto disponibile per i grandi contratti con Mosca, ad esempio sul raddoppio del gasdotto Nord Stream sotto il Baltico. Tuttavia, proprio sulla questione ucraina Trump ha espresso più chiaramente la sua intenzione di collaborare con Putin, sollevando scandalo con l'affermazione di essere disposto a riconoscere l'annessione della Crimea. 



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COMMENTI
23/11/2016 - Un Larky difficile da decifrare (ALBERTO DELLISANTI)

Difficile per me, che non ho afferrato niente di definito dalla lettura dell'odierno articolo. Faccio solo un commento sulla Ucraina. Mi pare che lo stesso Larky sia ben critico sui "fatti" prodotti da una Ucraina avventuratasi sulla mirabolante strada progressiva indicata a Kiev da Miss Clinton e Mister Obama. Sarebbe molto positivo che Trump pensasse concretamente di riconoscere il ritorno della Crimea alla madrepatria Russia. Parlare di "annessione" della Crimea è insensato. Un credibilissimo Referendum ha certificato il desiderio del ritorno alla Russia da parte dei suoi abitanti, che russi si sentono e non ucraini. Il provvisorio fare parte della Ucraina dipese da un gentile regalino che Kruscev fece a Kiev durante la Unione Sovietica, che tutti federava nel medesimo Stato Sovietico, liberamente scioltosi nel 1989. Liberamente, grazie a Dio, senza violenza alcuna. Nel momento in cui l'Ucraina ha voluto (venticinque anni dopo) rompere i rapporti di buon vicinato con la Russia, per volare nei desiderata di di Washington e Berlino, cosa poteva fare la Crimea? Tornare alla madrepatria.

RISPOSTA:

Caro Dellisanti, ho usato per la Crimea il termine annessione perché tale è per il diritto internazionale. Nel merito, sono in sostanza d’accordo con Lei, e non da oggi, con qualche cautela in più, forse, sulla completa credibilità del referendum. La stessa cautela che ho nei confronti della completa democraticità dei fatti del Majdan, con tutto il rispetto dovuto alle vittime, queste del tutto reali, come quelle di Odessa, di segno contrario. L’ipotesi dell’articolo era molto semplice, mi spiace non averla espressa chiaramente: per Trump la questione ucraina sembrerebbe “più semplice” rispetto a quelle complicatissima del Medio Oriente e del Pacifico, dove anche gli interessi russi possono maggiormente confliggere con quelli americani. Trump ha anche una comoda via d’uscita nell’affermare che l’Ucraina è un problema soprattutto degli europei. Questo può essere un ultimo fattore disgregante per la già divisa Unione Europea. CL