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CAOS LIBIA/ Quel "tesoretto" congelato a Londra e le opportunità dell'Italia

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Fayez al Serraj (LaPresse)  Fayez al Serraj (LaPresse)

Ciò non dovrebbe stupire visto che in realtà nessuno sembra aver ancora capito chi sia l'interlocutore con cui parlare in Libia. Il premier dell'Onu Serraj, sempre più debole anche nella capitale, o il "non riconosciuto" generale Haftar che, però, ha conquistato i pozzi della mezzaluna petrolifera e de facto li controlla? 

Da questo punto di vista se davvero si vorranno cogliere le opportunità della ricostruzione libica, si dovrà sostenere con molta più convinzione la ripresa del paese. Al di là del supporto alla ripresa della produzione petrolifera sarà necessario, nel breve periodo, aumentare la circolazione di denaro, sotto il controllo della Banca centrale, magari scongelando, previa una stretta supervisione, alcuni dei beni libici all'estero. Nulla però potrà essere fatto senza una preliminare ricostruzione politica del paese che dovrà necessariamente passare attraverso un dialogo inclusivo ed una cooperazione efficace tra gli attori del contesto locale. Come farlo non sarà solo un problema dei libici ma anche di tutti gli attori esterni che, più o meno scientemente, hanno contribuito a causare o ad acuire il caos nel paese.



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