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CLINTON vs TRUMP/ Donald, Hillary e quei "giochi" che favoriscono il Terzo Incomodo

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Hillary Clinton (LaPresse)  Hillary Clinton (LaPresse)

Hillary Clinton è infatti ritenuta un superfalco, o addirittura una "guerrafondaia", paradossalmente più in sintonia con i falchi repubblicani che con le colombe del suo partito. La politica estera che ha delineato è più dura e assertiva di quella di Barack Obama e porta a uno scontro sempre più diretto con la Russia di Putin, sia in Medio Oriente che in Europa. Donald Trump, al di là delle affermazioni di stima personale per Putin, sembra avere un atteggiamento più conciliante, anche se è difficile interpretare la sua reale strategia nella congerie di affermazioni non sempre coerenti tra loro.

Al fondo è possibile individuare due diverse concezioni sull'assetto mondiale considerato preferibile. La Clinton sembra ipotizzare un mondo diviso in due blocchi, uno stretto intorno agli Stati Uniti, l'altro dominato dagli avversari, Russia e Cina. Non a caso si parla di una ripresa della Guerra fredda, non solo per lo schieramento dei protagonisti, ma anche per la riedizione del confronto tra impero del male e mondo libero, che gli Stati Uniti hanno il compito di guidare sotto il profilo morale, non solo economico e militare. Questo ultimo aspetto desta qualche dubbio, visto l'appoggio senza condizioni a Stati assolutamente non democratici come l'Arabia Saudita.

Donald Trump si concentra invece sugli Stati Uniti, con lo slogan "America First", prima di tutto l'America, che gli provoca frequenti accuse di isolazionismo. L'immagine fornita da Trump, sia pure in modo non del tutto coerente al suo interno, è di un'America che interviene altrove solo per autodifesa e non per interferire negli affari altrui, una concezione che ha parecchi e autorevoli riscontri nella storia degli Stati Uniti. La posizione di Trump sulla politica estera trova un largo seguito in quella massa di cittadini che vedono Afghanistan, Iraq e "dintorni" come oggetti misteriosi ai quali viene devoluta una gran parte della spesa statale a scapito del loro benessere, oltre il loro costo in vite americane. Costoro probabilmente concordano con Trump quando accusa gli alleati Nato di addossare in modo sproporzionato agli Usa i costi della difesa comune, utilizzando per il welfare dei loro Paesi il risparmio di spesa sui loro bilanci. E' pure comprensibile che, come riporta un recente articolo del New York Times, Trump sia ben accetto tra i veterani di questi quindici anni di guerra, un grave problema sociale per il Paese, mentre alte sfere e apparati militari, e ovviamente l'industria degli armamenti, propendono per la Clinton. 

Più difficile stabilire l'atteggiamento dei giovani, ma non sarebbe sorprendente se riemergessero le posizioni di un tempo sul Vietnam. A Trump viene rimproverato di aver evitato in vario modo di essere richiamato in quella guerra, ma la stessa accusa è stata rivolta a Bill Clinton. Anche sotto questo aspetto, una parte dei giovani, soprattutto democratici, potrebbero essere attratti da Gary Johnson, che alla guerra si oppose con i movimenti pacifisti dell'epoca. 



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