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CLINTON vs TRUMP/ Donald, Hillary e quei "giochi" che favoriscono il Terzo Incomodo

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Hillary Clinton (LaPresse)  Hillary Clinton (LaPresse)

In questo quadro è credibile che entrambi i candidati, una volta eletti, debbano modificare la loro strategia di azione in confronto a quanto sostenuto in campagna. Hillary Clinton dovrà fare i conti con i risultati fallimentari della politica di Obama, non solo per il caos provocato in Medio Oriente e nel Nord Africa. In Europa l'intervento a gamba tesa di Obama non ha evitato il Brexit, il suo Ttip è stato rigettato e sempre più netta appare la contrapposizione con la Germania. Nell'Europa orientale la situazione interna dell'Ucraina continua a essere disastrosa e le minacce della Nato si dimostrano tanto inutili quanto pericolose. Inoltre, la Nato deve affrontare l'involuzione in corso in Turchia, suo importante membro, involuzione che pone seri problemi all'afflato "morale" della Clinton. Nel Pacifico la Cina sta consolidando le sue posizioni, approfittando del peso con cui la sua economia condiziona le reazioni degli altri Stati, a partire dagli stessi Usa. Alcuni dei tradizionali alleati americani stanno cambiando atteggiamento, come nel caso delle Filippine, assumendo posizioni più concilianti nei confronti di Pechino. Hillary Clinton dovrà quindi rivedere il suo aggressivo interventismo che rende più nette le divisioni interne al Paese e rischia di provocare impreviste reazioni tra i supposti alleati.

Dal canto suo, Trump dovrà rendersi conto che non è così semplice tirarsi fuori dai grovigli in cui gli Usa si sono cacciati — in parte provocandoli — negli ultimi vent'anni e anche nei confronti di Putin dovrà aver presenti gli interessi del Paese più che le sue simpatie personali. Trump è molto attento ai problemi della sicurezza nazionale e, se non altro per questo, non può ritirarsi precipitosamente dal caos mediorientale.

Detto tutto questo, si può supporre che l'elezione di Trump darebbe maggior adito a soluzioni concordate rispetto a una presidenza Clinton. Tuttavia, entrambe le presidenze non avrebbero vita facile, perché Trump rimarrebbe ostacolato da buona parte dell'establishment, anche repubblicano, e le sue capacità istrioniche potrebbero non essere sufficienti a gestire adeguatamente la situazione. Hillary Clinton, che ha senza dubbio queste capacità gestionali, rimarrebbe costantemente sotto schiaffo delle rivelazioni di Wikileaks e delle indagini dell'Fbi. Sarà bene che gli altri Paesi comincino a prepararsi a gestire autonomamente i propri problemi senza aspettare l'aiuto dello zio Sam o, secondo un'altra versione, le istruzioni del Grande Fratello americano.

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