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Esteri

PRIMARIE USA/ Trump contro tutti, ma Sanders minaccia i "poteri forti"

Iniziano negli Stati Uniti  le primarie che condurranno alla scelta dei candidati Repubblicano e Democratico alla presidenza e il dibattito si presenta molto vivace e combattuto. CARL LARKY

Bernie Sanders (Infophoto)Bernie Sanders (Infophoto)

Il processo che condurrà alla elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti entra nel vivo con l'inizio delle primarie che porteranno alla nomina del candidato dei due grandi partiti, il democratico e il repubblicano. La procedura è sempre complessa e i dibattiti sempre vivaci, ma questa volta la contesa sembra portare alla luce le problematiche profonde che stanno scuotendo il Paese, la società americana più che gli stessi partiti.

I candidati che si stanno realmente contendendo la scena sono il repubblicano Donald Trump e i democratici Hillary Clinton e Bernie Sanders, con dietro le quinte la possibile candidatura di Michael Bloomberg come indipendente. Sotto il profilo mediatico, sul proscenio vi è soprattutto Trump con la sua campagna "vigorosa", definito dagli avversari populista e reazionario, quando non addirittura fascista. Accuse spiegate con quello che viene considerato il suo cavallo di battaglia, la lotta contro musulmani e immigrati. Ciò nonostante, Trump risulta il favorito nella gara interna al suo partito e viene ritenuto una reale minaccia per il candidato dell'apparato democratico, Hillary Clinton.

Trump è un miliardario le cui imprese economiche spaziano dall'immobiliare, che aveva già reso ricco suo padre, alla televisione, al wrestling e a una serie di altri settori. Politicamente si è schierato alternativamente con i democratici e i repubblicani, partecipando perfino alle primarie di un terzo partito, nel 2000, il partito della Riforma (fondato da un altro miliardario, Ross Perot), per poi tornare al Gop (partito repubblicano) e candidarsi alle prossime elezioni presidenziali.

Questa volubilità politica sembra non influenzare negativamente la sua campagna e la ragione è probabilmente il suo presentarsi come uno sostanzialmente fuori dall'apparato, che rappresenta il vero pensiero del popolo e la sua delusione nei confronti della politica e dei politici. In fondo, era questo anche il massaggio di Perot nel fondare il suo partito. I suoi avversari lo accusano di parlare alla "pancia" dell'elettorato, ma quella pancia evidentemente è diventata ormai del tutto insofferente ai messaggi alla sua presunta "testa" dei politici di professione. Inoltre, i problemi sollevati da Trump sono del tutto reali, anche se non condivisibili i suoi toni e discutibili le soluzioni proposte.

Bernie Sanders sembra essere l'opposto di Trump: figlio di immigrati polacchi ebrei, non è miliardario, è un politico di professione e si definisce socialista. Sindaco dal 1981 di Burlington, Vermont, nel 1991 entra alla Camera dei Rappresentanti e nel 2006 al Senato, dove milita nel gruppo democratico, pur correndo alle elezioni come indipendente. Sanders è particolarmente attento ai problemi delle classi meno agiate e in favore di un maggior intervento dello Stato, per esempio sostenendo il cosiddetto sistema "single-payer" per l'assistenza sanitaria, un sistema che ricalca lo schema europeo, decisamente avversato da compagnie assicuratrici e società farmaceutiche. Sanders ha messo nel mirino Wall Street, di cui denuncia la sfrenata avidità che, insieme a quella delle grandi società, "sta distruggendo il tessuto della nostra nazione".