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Esteri

CAOS SIRIA/ Micalessin: Obama costretto ad accettare la "pace" di Putin

Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto) Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)

La vedo difficile. Il rischio è quello di trovarsi con tre esecutivi, nessuno dei quali governa effettivamente. Questa è la situazione in questo momento, e per qualsiasi intervento sia politico sia militare tutto viene rinviato sine die. La cosa ancora più grave per l’Italia è che ha puntato tutto sulla creazione del governo di unità nazionale per avere un ruolo politico e militare.

 

Come ne esce il nostro Paese?

Non molto bene. Non dimentichiamoci che l’Italia avrebbe dovuto essere la madrina di questo governo, aiutandolo ad arrivare a Tripoli e garantendo la sicurezza ai suoi membri. In questo momento però il governo non è riconosciuto né ratificato da nessuno degli attori libici, ed è quindi anche molto difficile riuscire a insediarlo a Tripoli perché non ha nessun diritto legale a farlo. Quello di unità nazionale sembra quindi il più debole dei tre governi che in questo momento si contendono il potere.

 

La compagine che fa capo al generale Haftar è stata esclusa dal governo di unità nazionale. Perché questa scelta?

Quella di Haftar è una compagine divisiva per una serie di ragioni. Innanzitutto non piace alle milizie islamiste perché è l’acerrimo nemico degli islamisti stessi. Non piace ad altre componenti che non sono della Cirenaica perché ha la sua base di potere in questa regione. A molti altri non piace perché al suo interno ha molti generali e molti esponenti dell’ex regime di Gheddafi. Nel quartier generale di Haftar, molti alti ufficiali hanno ancora la divisa del vecchio esercito del Colonnello. Da molti inoltre è considerato una quinta colonna dell’Egitto.

 

Quindi è stato saggio estrometterlo?

No. Haftar è l’unico che dispone di un esercito efficace, e potrebbe essere quindi un alleato importante. L’Italia però ha scelto una strada diversa, che passa da Misurata e dal tentativo di comporre una serie di milizie che dovrebbero riunirsi intorno al governo di unità nazionale. Non esistendo però il governo, per il momento non esiste nemmeno l’unità delle milizie che dovrebbe garantirne la sicurezza.

 

Qual è la strategia dell’Isis in Libia?

L’Isis punta a fare delle proprie basi libiche l’epicentro di tutti quei volontari islamisti che arrivano dall’Africa. Si tratti di esponenti provenienti da Boko Haram in Nigeria e da Al-Shabaab in Somalia.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
12/02/2016 - presidente Obama (Maria Elena Petrazzini)

E meno male che tra pochi mesi Obama scade!!!