BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LECH WALESA / Presidente Solidarnosc accusato di essere spia comunista per l’Unione Sovietica: media esteri scatenati, ma con sorprese…

Trovati alcuni documenti inediti che accuserebbero l'ex presidente di Solidarnosc e della Polonia, Lech Walesa, di essere stato una spia al soldo dell'Unione Sovietica

Immagine di archivio Immagine di archivio

La notizia ha fatto il giro del mondo: Lech Walesa spia comunista. Certamente un titolo così strizza l’occhio alla polemica e rispolvera quel sapore di cortina di ferro, facendoci ripiombare negli anni ’70: il presidente di Solidarnosc, sindacato polacco cattolico appoggiato anche da papa Giovanni Paolo II nell’epoca del regime comunista, e anche Premio Nobel per la Pace, viene accusato di esser stato spia al soldo dell’Urss, come spighiamo qui sotto. E le reazioni? Media scatenati in tutto il mondo, con nel giro di poco tempo tutti, dall’America alla Francia alla stessa Russia che riportano i clamorosi documenti in cui sembrerebbe che Walesa sia stato un informatore sovietico; tra tutti, che riportano la medesima notizia arrivata anche a noi qui in Italia, la Bbc si differenzia con un commento interessante svolto da Adam Easton. Il collega inglese riporta il fatto e i documenti ma con il giudizio finale che si distanza dallo scalpore per la “notizia bomba”: «l’affermazione che Walesa avrebbe trasmesso informazioni non è nuova, già un tribunale era andato contro di lui nel 2000 per cercar di rovinare la sua reputazione. È improbabile che queste novità cambierà il pensiero della maggioranza dei polacchi che continuano e continueranno ad ammirare Walesa per il suo ruolo di grande riduttore del comunismo nel 1989». Interessante perché riporta l’attenzione, come del resto abbiamo tentato anche noi qui sotto, alla realtà dei fatti, ovvero la conseguenza e l’influenza della figura di Walesa sul popolo polacco. Ha combattuto, sfiancandosi ma vincendo, la lotta contro l’oppressione totalitaria E questo evidentemente, anche oggi nel 2016, dà fastidio a qualcuno.

Bomba autentica quella piombata su Lech Walesa, il vulcanico ex presidente di Solidarnosc e premio Nobel per la Pace dopo la sua attività incredibile di difesa della libertà e diritto dei lavoratori polacchi durante il regime comunista in Polonia fino alla caduta del Muro di Berlino. Amico e strenuo fedele di Karol Wojtyla, San Giovanni Paolo II, viene ora accusato di essere una spia comunista al soldo dell’Unione Sovietica dal 1970 al 1976: qui sotto trovate tutti i dettagli della notizia, con la probabile situazione per cui la firma ai documenti sovietici era un atto di forza cui non si poteva rinunciare ma che poi nei fatti, come la realtà ha dimostrato vedendo come ha aiutato la Polonia ad uscire dal gioco del totalitarismo comunista, viene del tutto superata la presunta collaborazione con l’Unione Sovietica. Che razza di spia sarebbe quella che fa crollare la dittatura polacca comunista, uno dei punti di massima spinta verso la caduta del Muro e la fine dell’Urss? A prescindere da questo, i documenti sono stati giudicati reali dalle autorità polacche di oggi: Walesa, in questi giorni in Venezuela, ha negato l’accusa di spionaggio, definendola assurda. Sul suo blog ha scritto: «non si possono cambiare i fatti con le bugie, le accuse e le prove false». Forse che certi metodi richiamino ancora a quei tempi? Le prossime novità ci aiuteranno a capirlo, ma intanto i fatti, e non le interpretazioni, sono questi.

Secondo documenti fino a oggi trovati dall'Istituto per la memoria polacco gestore unico degli archivi di stato, l'eroe della rivoluzione polacca contro i comunisti, l'ex presidente del sindacato Solidarnosc, tra il 1970 e il 1976 avrebbe svolto il ruolo di informatore per l'Unione Sovietica. In realtà lo stesso Walesa aveva già parlato della faccenda, dicendo di essere stato sì un informatore, ma di non avere mai nella realtà svolto alcuna attività a favore di Mosca. Per queste accuse nel 2000 era stato assolto da un tribunale speciale. Nel 2008 era anche uscito un libro a cura dell'Istituto in cui si raccontavano questi fatti, che gran parte dei polacchi rifiutò di credere. Walesa avrebbe avuto uno pseduonimo, Bolek, ma anche l'ex presidente polacco Kwasniewski che condusse nel 1989 alla transizione democratica in Polonia disse che quei documenti erano stati manomessi. La cosa più probabile è che Walesa fosse stato obbligato dietro minacce ad assumere quel ruolo che però lui non ha mai di fatto eseguito.

© Riproduzione Riservata.