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SIRIA/ Waqqaf: c'è un accordo Usa-Russia, ma l'Arabia vuole far fallire la pace

Pubblicazione:martedì 2 febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento:martedì 2 febbraio 2016, 10.57

Barack Obama e Vladimir Putin (Infophoto) Barack Obama e Vladimir Putin (Infophoto)

Dopo l’intervento russo in Siria, la comunità internazionale ha accantonato questa idea sostituendola con quella di un governo di unità nazionale. All’Arabia Saudita però questo non va bene, perché ciò non garantisce che Assad esca di scena. Riyadh è inoltre molto contraria all’idea, cui Usa e Russia sarebbero favorevoli, che il presidente Assad possa candidarsi alle prossime elezioni presidenziali.

 

Perché l’Arabia Saudita insiste così tanto per decidere chi governa a Damasco?

Questa è una lunga storia. Dopo la rivoluzione di Khomeini del 1979, la Siria è sempre stata alleata dell’Iran. L’equilibrio però si è incrinato nel 2003, quando gli Stati Uniti hanno deciso di abbattere Saddam Hussein e di avviare un processo di democratizzazione dell’Iraq. In Iraq però gli sciiti sono più numerosi dei sunniti, e la democrazia ha favorito la presa del potere dei primi ai danni dei secondi.

 

Quali sono state le conseguenze?

Questo ha portato Baghdad nella sfera dell’influenza iraniana. L’abbattimento di Saddam aveva portato infatti alla creazione della cosiddetta “mezzaluna sciita”, che collegava Iran, Iraq, Siria ed Hezbollah libanese. L’Arabia Saudita ha visto in questo una sfida e ha immediatamente iniziato a cercare forme di compensazione in Siria. Ha avviato quindi una propaganda massiccia per mobilitare i sunniti in Siria contro il governo di Damasco. Proprio per questo l’Arabia Saudita ha visto prima Al Qaeda e poi l’Isis come uno strumento di politica estera per fare pressione sul governo siriano.

 

(Pietro Vernizzi)



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