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DIARIO ARGENTINA/ Il "doppio gioco" su dittatura e diritti umani

Pubblicazione:domenica 21 febbraio 2016

Jorge Rafael Videla (1925-2013) (Foto dal web) Jorge Rafael Videla (1925-2013) (Foto dal web)

L'ho fatto quando ne ho avuto l'opportunità. E credo che sia un buon momento: dopo 12 anni e mezzo di Governi Kirchneristi è un bene far conoscere nel miglior modo possibile il loro principale operatore strategico e giornalistico. Per un regime tanto preoccupato per il suo "racconto", Verbitsky è una persona molto importante. Credo che questo si sia dimostrato in maniera particolare per l'assassinio - del quale non ho dubbi - del magistrato Alberto Nisman. Verbitsky è stato un operatore chiave del Governo in primo luogo per screditare la denuncia di Nisman e poi lo stesso magistrato e la sua figura. Da segnalare anche il caso del generale Milani, del quale il Cels, l'organismo diretto da Verbitsky, conosceva da tempo il passato di repressore durante la dittatura, ma che solo quando i fatti sono stati di dominio pubblico ne ha messo in discussione la figura.

 

Cosa ne pensa della "favola" del Governo Kirchner sugli anni '70?

Si tratta di una interpretazione parziale e costruita di quello che realmente successe in quegli anni. È un caso strano dove la storia, invece di essere raccontata dai vincitori, lo è stata dai vinti. Però non dalle vittime delle violenze, ma da alcuni sopravvissuti e responsabili di portare avanti una lotta in modo irresponsabile e per la quale non erano assolutamente preparati. Personaggi come Verbitsky che non solo non si pentono delle loro decisioni, ma che anche non possono spiegarcele e molto meno raccontarci cosa hanno fatto per sopravvivere.

 

E la cooptazione di certi settori di organizzazioni sui diritti umani?

A suo modo il Governo, con l'aiuto di persone come Verbitsky, ha voluto far credere che giudicare coloro che violarono i diritti umani degli anni Settanta fosse sufficiente per ottenere la "patente" di "Governo dei diritti umani". La verità è che giudicare i militari genocidi costituisce un atto di giustizia necessaria e improcrastinabile. Però i diritti umani si interpretano nel presente e sfortunatamente nell'Argentina odierna la sofferenza atroce delle comunità aborigene falcidiate dalla fame e la denutrizione o lo stato delle carceri in tutto il Paese dimostrano la vera vocazione del passato Governo Kirchnerista e dello stesso Verbitsky nella reale difesa di questi diritti. Naturalmente la cooptazione di parte delle principali organizzazioni attraverso finanziamenti e spazi pubblici di potere le ha silenziate rispetto alle violazioni del presente. Sotto questo aspetto quello di Verbitsky è stato un apporto notevole e necessario. 

 

Dopo 40 anni l'argomento della dittatura si mantiene di attualità. Come e quando si potrà chiudere questa ferita, come è accaduto in altri Paesi latinoamericani? 

Solamente con verità e giustizia. Però la verità non si limita a conoscere chi e come ha ucciso un militante degli anni Settanta, la verità è molto più profonda e in questo libro abbiamo provato a trovarne una piccola parte.

 

(Arturo Illia)



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