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LIBIA/ Quei silenzi inquietanti sui droni di un ministro pasticcione

Un drone Usa (Infophoto) Un drone Usa (Infophoto)

Naturalmente, la difesa di questi interessi è accompagnata da una legittima paura di subire una reazione dell'Isis, un attentato in Italia. Alla fine, emerge una linea politica molto stretta, certamente difficoltosa, tra l'incubo di un attentato e la preoccupazione di giocare un ruolo confacente agli interessi italiani, soprattutto appunto quelli dell'Eni. Interessi che invece i francesi vorrebbero mettere, come al solito, in discussione. Si pensi all'azione di Sarkozy nella liquidazione del regime di Gheddafi.

E' proprio di fronte a questi due problemi intrecciati tra loro che è calato un silenzio che lascia perplessi, che alimenta paure e che soprattutto non coinvolge Parlamento e Paese sul problema di affrontare con responsabilità la realtà.

E' già sintomatico ad esempio che Gentiloni si soffermi a dichiarare che il lancio di droni armati non preludono a un intervento miliare. Ma è una contraddizione palese. Perché fino a questo momento, l'Italia consentiva solo il lancio di droni da ricognizione. Come si può dire che il lancio di un drone armato non sia già un atto di guerra?

Non si vuole affatto entrare nel complicato meccanismo del gioco di intelligence. Quello va per suo conto e non deve neppure essere sfiorato. Ma sui problemi generali e cruciali, lasciare il Parlamento e gli italiani totalmente all'oscuro, "informati" solo dalle traduzioni del Wall Street Journal, pare esagerato e profondamente sbagliato.

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