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ELEZIONI IRAN/ Rohani e Rafsanjani, pochi "sogni" e molto pragmatismo

Iran al voto (Infophoto) Iran al voto (Infophoto)

Non si tratta solo di maggiore radicalismo religioso, ma anche di una maggiore attenzione alla propria realtà locale rispetto ai riformisti più aperti verso il mondo esterno, una divisione che si manifesta anche nei confronti dell'economia, fattore molto importante in queste elezioni. Infatti, al di fuori delle grandi città e degli ambienti internazionalizzati, comunque importanti in Iran, sembrerebbe prevalere una maggiore attenzione per uno sviluppo basato sull'economia interna, declinata dagli intransigenti in termini che ricordano modelli autarchici, che non abbisognano di forze estranee che si continuano a ritenere nemiche della Repubblica islamica.

Una volta ottenuti i dati finali e conosciuta la composizione definitiva dei due organismi, non sarà facile determinare i cambiamenti realmente avvenuti. La citata preselezione da parte del Consiglio dei guardiani avrà impedito l'elezione degli elementi più riformisti e ciò che si sta delineando è una maggiore importanza delle componenti moderate, anche all'interno dello schieramento conservatore, degli elementi che alcuni commentatori definiscono "pragmatici", e il pragmatismo sembra essere, malgrado tutto, una caratteristica della politica e dello stesso regime iraniani.

Probabilmente in questa luce deve essere letto l'appello di Rafsanjani dopo i primi risultati dello spoglio in corso: "La competizione è finita ed è arrivata la fase dell'unità".  

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