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ELEZIONI IRAN/ Rohani e Rafsanjani, pochi "sogni" e molto pragmatismo

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Iran al voto (Infophoto)  Iran al voto (Infophoto)

Le speranze possono talvolta avverarsi, come sembra stia avvenendo in Iran, dove la "lista della speranza", la coalizione di riformisti e moderati, parrebbe aver ottenuto un buon successo nelle elezioni svoltesi ieri. Sulla base dei primi dati, i due religiosi leader dei riformisti, l'attuale presidente della Repubblica, Hassan Rohani, e Akbar Hashemi Rafsanjani, presidente dal 1989 al 1997, sono in testa tra i candidati nel collegio di Teheran all'Assemblea degli esperti. Questo organismo, composto da 88 religiosi e che rimarrà in carica otto anni, ha tra le sue funzioni l'elezione e la destituzione della Guida suprema, un compito reso particolarmente importante dalle malferme condizioni di salute dell'attuale Guida, l'ayatollah Ali Khamenei. Sempre a Teheran, che elegge 16 degli 88 membri, i rappresentanti radicali sarebbero invece dimezzati, ma occorrerà attendere i risultati definitivi.

I conteggi continuano anche per l'elezione dei 290 membri del Parlamento, l'altra istituzione per cui gli iraniani hanno votato e che rimarrà in carica per i prossimi quattro anni. L'attesa per i risultati finali sarà qui più lunga, anche perché dove nessun candidato avrà raggiunto il 25% dei voti si dovrà andare al ballottaggio il prossimo aprile. Comunque, riformisti e moderati sembrano anche qui in progresso.

Su circa 80 milioni di abitanti gli elettori erano 55 milioni e l'affluenza è stata più del 60%, una partecipazione considerata elevata e sembrerebbe imprevista, dato che si è dovuta prorogare di quasi sei ore la chiusura delle urne per far fronte all'affollamento dei votanti. Si trattava peraltro delle prime elezioni dopo la firma dell'accordo sul nucleare e ritenute una specie di referendum sull'operato dell'attuale governo e del presidente Rohani, il cui mandato scadrà nel 2017. Lo stesso Khamenei è intervenuto per invitare gli iraniani a votare "perché una grande affluenza avrebbe deluso i nemici dell'Iran".

Le elezioni sembrano essersi svolte in modo regolare, ma l'intervento censorio delle autorità religiose, inevitabile in un regime confessionale, si è svolto nella fase dell'ammissione dei candidati, attraverso la verifica delle candidature operata da un apposito organo, il Consiglio dei guardiani. Il Consiglio è costituito da sei religiosi, nominati direttamente da Khamenei, e sei giuristi nominati dal capo della magistratura, a sua volta nominato dalla Guida suprema. Circa 6mila candidati al Parlamento (il 50%) sono stati così esclusi e non è stato ammesso anche l'80% dei candidati all'Assemblea degli esperti. Le esclusioni sono state massicciamente a sfavore dei riformisti, coinvolgendo perfino un nipote di Khomeini, il leader della rivoluzione del 1979 e prima Guida suprema del nuovo Iran.

Questa preselezione può rendere meno evidente nei risultati del voto la forte contrapposizione tra conservatori e riformisti che attraversa non solo il mondo religioso e quello politico, ma anche l'intera società iraniana. Circa il 60% degli iraniani ha meno di 35 anni, ma forse più dell'età è importante la divisione tra città e campagna, essendo la spinta riformista più sentita nelle grandi città, mentre altrove permane una più forte propensione al conservatorismo.


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