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CAOS LIBIA/ I conti sbagliati del governo

Pubblicazione:lunedì 29 febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 29 febbraio 2016, 10.05

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Qualora le autorità libiche dovessero avanzare la richiesta, l'Italia sarebbe pronta per una missione militare di supporto in Libia con un contingente "limitato" — si parla di circa 3mila/5mila uomini — con il compito di addestrare le forze locali e sorvegliare siti sensibili. Questo, in sintesi, è quanto è emerso della riunione del Consiglio supremo di difesa dello scorso 25 febbraio. 

Si tratta di una presa di posizione che, a conti fatti, potrebbe far pensare che il governo italiano — nonostante si sia sempre espresso con certa cautela e un certo "senso di responsabilità" — avesse già attivato da qualche tempo la macchina bellica, seppure in sordina rispetto agli alleati, per non scontentare le opposizioni e far digerire l'intervento all'opinione pubblica. Tenendo conto di quanto emerso dal vertice, vanno però sottolineati alcuni limiti sulle modalità del possibile intervento, anche alla luce dello scenario locale.

Vale la pena, dunque, considerare la situazione sul terreno per far chiarezza sugli ipotetici rischi dell'azione italiana in Libia, partendo dalle più scontate considerazioni: centinaia di milizie armate; due governi; un governo unitario che, ad oggi, non si è ancora formato; la presenza di Isis accertata in alcune zone del paese e, infine, elemento su cui si è forse poco riflettuto, una popolazione di più di 6 milioni di abitanti di cui non si è mai preso in considerazione il parere.

Il problema più evidente è quello delle milizie: la Libia non è Tripoli e Tobruk, ma decine di tribù e di milizie armate, tra cui alcune organizzazioni terroristiche. Molti di questi gruppi sono ben radicati nel paese da molti anni, per lo meno dal 2011, quando, nel tentativo di rafforzare le non meglio identificate forze dei ribelli contro i lealisti gheddafiani, sono state armate e supportate centinaia di milizie che peraltro avevano già debitamente saccheggiato caserme ed arsenali del raìs. Da allora né il Consiglio nazionale di transizione, organo legittimato dalla comunità internazionale, né i governi che gli sono succeduti sono mai riusciti a disarmare e "smobilitare" i vari gruppi armati dai territori conquistati durante il conflitto. Anzi i miliziani, nel frattempo, oltre a continuare a combattere, hanno strutturato un proprio "sistema" fondato sul contrabbando, sul commercio illegale e, in taluni casi, sulla tratta di esseri umani. 

Si tratta di una situazione difficile da sradicare e che si è consolidata in tutto il paese. Basti pensare che la capitale Tripoli — probabilmente assieme alle aree limitrofe, "porzione" che spetterebbe all'Italia — conta circa 1,1 milioni di abitanti e, come fa notare un recente studio del Cesi, vive "in uno stato di anarchia in preda agli appetiti di diverse milizie armate in lotta tra loro". 


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COMMENTI
29/02/2016 - Titanic si nasce (Carlo Cerofolini)

Per quanto riguarda l'affaire Libia ma pure quelli legati ai marò, all'immigrazione clandestina, alla nostra appartenenza all'Ue e via disperando, non è che - alla Totò - si potrebbe dire: Titanic si nasce e l'Italia purtroppo lo nacque? AAA scialuppa di salvataggio cercasi disperatamente!