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Esteri

CAOS SIRIA/ Qualcuno non vuole l'accordo Usa-Russia

John Kerry (Infophoto)John Kerry (Infophoto)

Bisogna andare alle origini della questione. Nel 2011 c’è stata una rivolta nei confronti del regime di Assad, che sembra sia stata di tipo popolare. Per essere più precisi c’è stata la sollevazione di una parte del popolo siriano contro il regime, in quanto gli alawiti hanno sempre sostenuto Assad. I ribelli si sono però rivelati molto frammentati al loro interno e senza una guida chiara. Assad è quindi riuscito a resistere, diversamente da quanto è avvenuto a Mubarak e Ben Alì.

 

Perché secondo lei il conflitto ha assunto le attuali proporzioni?

In questo conflitto si sono inserite delle forze esterne, di natura jihadista-qaedista, in parte sorrette dall’Arabia Saudita. Questo fatto ha complicato il quadro, rendendolo più fragile. Ormai oltretutto la Siria è una realtà frantumata, perché il processo di deflagrazione probabilmente la porterà a non esistere più.

 

I negoziati di Ginevra rappresentano una risposta adeguata a tutti questi problemi?

Anzitutto bisogna vedere dove si vuole andare con i negoziati di Ginevra. In campo ci sono interessi internazionali, come quelli della Russia, che naturalmente non vorrebbe una caduta di Assad. Dall’altra i ribelli non intendono partecipare ai colloqui se prima Assad non se ne va. Nel frattempo l’Isis ha provocato una nuova strage mettendo delle bombe a Damasco. I ribelli da una parte e Assad dall’altra tirano la corda a loro favore, e naturalmente questo tipo di tensione fa comodo alle forze destabilizzanti che non trovano occasione migliore per creare il caos. E’ quindi estremamente difficile trovare una vera soluzione politica, se non si raggiunge prima un’intesa a livello di grandi potenze.

 

(Pietro Vernizzi)

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