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DIARIO ARGENTINA/ Anni 70, la "grana" in più per Mauricio Macri

Il nuovo Governo di Mauricio Macri dovrà fare i conti, spiega ARTURO ILLIA, con una ferita ancora aperta nel popolo argentino, riguardante gli anni Settanta

Mauricio Macri (Infophoto) Mauricio Macri (Infophoto)

Gli inizi del nuovo Governo argentino di Mauricio Macri non si possono certo dire facili, specialmente calcolando la pesante eredità di 13 anni di kirchnerismo. Che include una ferita ancora aperta, che i lettori del Sussidiario già conoscono: quella sugli anni '70 della dittatura militare, storia della quale il kirchnerismo si è impossessato per mera convenienza, non solo comprando parte delle organizzazioni per i diritti umani per coinvolgerle nella sua politica, ma anche riscrivendo la storia di quegli anni a proprio uso e consumo, trasformando la violenza generalizzata di una guerra civile in un'epopea romantica di una generazione di idealisti della quale, ovviamente, facevano parte Nestor e Cristina Kirchner: nulla di più falso, visto anche che i due si rifugiarono nella quiete della Patagonia arricchendosi attraverso lo sfruttamento di un decreto militare sulle proprietà immobiliari. 

La favoletta è servita per coprire l'immensa corruzione di questi anni, creandovi intorno uno scudo ideologico, e anche per indottrinare tanti giovani sulla romantica "guerra buona" di quel periodo, da replicare contro i "nemici" di oggi, l'attuale Governo in primis, contro il quale organizzare una resistenza e una rivoluzione in nome del popolo per il ritorno del kirchnerismo al potere.

Il 23 novembre scorso, un editoriale di uno dei principali quotidiani del Paese, La Nacion (che vanta 140 anni di storia) intitolato "No mas venganza" ("Non più vendette") ha provocato nella sua rapida diffusione, specie attraverso le reti sociali, una montagna di critiche ma sopratutto all'interno del giornale stesso una protesta e la ferma opposizione di gran parte del personale al suo contenuto come mai si era visto nel Paese. A molti è parsa una richiesta di amnistia nei confronti degli ex membri ancora in vita della genocida dittatura militare, anche se bisogna dire che nel testo non vi è alcun riferimento in merito.

Come ci spiega Hector D'Amico, Direttore di Comunicazione del quotidiano, "quello che lo scritto voleva intendere risiede nel principio della democrazia di uguaglianza davanti alla legge e quando dico ciò mi riferisco al fatto che c'è stata un'interpretazione curiosa del Trattato di Roma sui crimini di lesa umanità, distinguendo tra quelli atroci operati dalla Giunta militare e quelli altrettanto violenti dei gruppi terroristici che però hanno goduto di un'amnistia che non è mai stata messa in discussione specialmente nel kirchnerismo che si è appropriato della bandiera dei diritti umani per ottenere voti, riuscendovi, senza avervi mai partecipato in loro difesa nel passato. Non abbiamo mai parlato di abolizione delle pene, quindi". "Molti hanno visto nel momento della pubblicazione, in pieno ricambio politico, un 'suggerimento' al nuovo Presidente, cosa nemmeno lontanamente pensata". 


COMMENTI
07/02/2016 - Argentina (delfini paolo)

I governi Kirchner hanno fatto tanti errori,ma il liberista Macrì complicherà la situazione in Argentina.