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Esteri

CAOS LIBIA/ Renzi non sceglie e fa il gioco dell'Isis

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

E' evidente che l'Onu ha riposto un po' troppa fiducia in Serraj, fatto sta che se ora agisse senza un avallo formale da parte libica perderebbe credibilità e lo stesso Serraj apparirebbe — ancor di più — un inutile orpello senza alcuna legittimità, rafforzando le molte forze centrifughe che mai lo hanno legittimato, ma anche allontanando molti di coloro che fin qui lo hanno sostenuto, con la conseguente ulteriore radicalizzazione e frammentazione del già labilissimo quadro politico. 

Altra questione è poi quella del "come". In altre parole, in cosa potrebbe consistere l'intervento esterno? Se un obiettivo appare chiaro a tutti — contenere il califfato — resta una certa voluta fumosità sul resto. Si parla a gran voce della necessità di "supportare un processo politico in Libia", ma poco fin qui è stato detto sugli strumenti, le strategie, gli impegni dei singoli attori e i costi per raggiungere questo nobile scopo. Il che farebbe presupporre l'assenza di strategie comuni o, più semplicemente, delle remore da parte di qualche attore nel metterle in pratica.

I libici chiedono "assistenza" che, tradotto, vorrebbe dire forze di addestramento, rifornimenti di armi, supporto alla messa in sicurezza di alcuni luoghi sensibili — in primis la capitale, Tripoli, in cui dovrebbe reinsediarsi il nuovo governo — e, magari, appoggio aereo. Lo stesso Serraj, leader peraltro generato dall'Onu (e non dai libici), ha più volte ribadito questo punto. Un'azione così strutturata potrebbe vedere un importante ruolo dell'Italia, unico paese che, per motivi geografici, storici ed economici, sarebbe in grado di intavolare un dialogo con alcune delle fazioni libiche, grazie anche all'impegno delle proprie intelligence che da anni lavorano sul terreno. In ogni caso una tale azione sarebbe possibile solo con il supporto di un governo legittimo e, dunque, legandoci al discorso del "quando", sarebbe necessario attenderne la formazione. 

In caso contrario è plausibile ipotizzare un'azione più circoscritta e limitata, almeno in un primo momento, a raid aerei mirati sulle postazioni dello stato islamico. Senza il supporto di un'azione sul terreno da parte di forze locali, sotto l'egida di un governo nazionale, tale intervento, però, potrebbe essere poco efficace. Ma al momento, come già ricordato, questo governo non esiste. Non solo, anche supponendo che con un intervento "monco" si riuscisse a sradicare lo stato islamico da alcune zone del paese, senza un contemporaneo lavoro di dialogo politico tra i vari gruppi di potere locali, chi ne prenderebbe il posto? Magari alcune delle mille milizie che pullulano nel mosaico libico? Il rischio sarebbe quello di tornare allo Stato fallito del dopo Gheddafi in mano a gruppi armati e bande non meglio identificate, con la sola differenza che Isis non sarebbe più — forse — una delle tante sigle presenti.