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CAOS SIRIA/ Da Aleppo: rimaniamo qui, sotto le bombe, perché non sappiamo dove andare

Pubblicazione:martedì 9 febbraio 2016

Profughi in fuga (Infophoto) Profughi in fuga (Infophoto)

Non mi piace l’idea di fuggire. Se avessi voluto avrei potuto farlo già da tempo, almeno finché la mia auto non è stata centrata da un mortaio. Ma anche se partissi, poi dove andrei? Non sono abbastanza ricco per trovare un alloggio sicuro. Rimanendo ad Aleppo con i soldi che mi sono rimasti riesco ancora a mantenermi, anche se ogni giorno i miei risparmi sono sempre di meno. Comunque non escludo in futuro di trasferirmi vicino a Latakia, nella cittadina d’origine di mia moglie.

 

Quali sono le sue speranze per il futuro?

E’ impossibile prevedere che cosa accadrà, perché la Siria oggi è come un pallone con il quale le grandi potenze si divertono a giocare.

 

Lei che cosa fa tutto il giorno nella città sotto assedio?

Da quando è iniziata la guerra la mia piccola impresa turistica è rimata inattiva. Possiedo ancora una copisteria, ma l’assenza di elettricità ci rende la vita impossibile. Durante la giornata rimango quindi a casa a leggere o vado a trovare gli amici.

 

Come vivono i suoi figli?

Ho due figli, uno di otto anni e mezzo e uno di un anno e mezzo. Quello più grande va ancora a scuola, perché si è riusciti a tenerla aperta. Ogni mattina però abbiamo paura, perché parecchi mortai hanno colpito l’istituto. Nel giardino della scuola ci sono tombe di bambini uccisi durante le lezioni.

 

(Pietro Vernizzi)



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