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CAOS SIRIA/ Da Aleppo: rimaniamo qui, sotto le bombe, perché non sappiamo dove andare

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Profughi in fuga (Infophoto)  Profughi in fuga (Infophoto)

Non mi piace l’idea di fuggire. Se avessi voluto avrei potuto farlo già da tempo, almeno finché la mia auto non è stata centrata da un mortaio. Ma anche se partissi, poi dove andrei? Non sono abbastanza ricco per trovare un alloggio sicuro. Rimanendo ad Aleppo con i soldi che mi sono rimasti riesco ancora a mantenermi, anche se ogni giorno i miei risparmi sono sempre di meno. Comunque non escludo in futuro di trasferirmi vicino a Latakia, nella cittadina d’origine di mia moglie.

 

Quali sono le sue speranze per il futuro?

E’ impossibile prevedere che cosa accadrà, perché la Siria oggi è come un pallone con il quale le grandi potenze si divertono a giocare.

 

Lei che cosa fa tutto il giorno nella città sotto assedio?

Da quando è iniziata la guerra la mia piccola impresa turistica è rimata inattiva. Possiedo ancora una copisteria, ma l’assenza di elettricità ci rende la vita impossibile. Durante la giornata rimango quindi a casa a leggere o vado a trovare gli amici.

 

Come vivono i suoi figli?

Ho due figli, uno di otto anni e mezzo e uno di un anno e mezzo. Quello più grande va ancora a scuola, perché si è riusciti a tenerla aperta. Ogni mattina però abbiamo paura, perché parecchi mortai hanno colpito l’istituto. Nel giardino della scuola ci sono tombe di bambini uccisi durante le lezioni.

 

(Pietro Vernizzi)



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