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UCRAINA/ Crisi economica e parlamento bloccato, il Majdan dov'è finito?

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Proteste in Ucraina (Infophoto)  Proteste in Ucraina (Infophoto)

In effetti Poroshenko aveva chiesto la formazione di un nuovo governo e in un primo momento Yatsenyuk sembrava aver accettato di dimettersi, ma poi ci ha ripensato e sta cercando di costituire una nuova maggioranza. Come riporta l'ucraino KyivPost, i sondaggi dimostrano un sempre maggiore scontento degli ucraini nei confronti di  Poroshenko, Yatsenyuk e del Parlamento, accusati di non essere riusciti a condurre in porto le necessarie riforme, o peggio, di averle ostacolate.

Se Yatsenyuk mantiene la sua posizione si prospetta un pericoloso scontro in Parlamento, che riapre oggi 15 marzo. La prospettiva di nuove elezioni viene giudicata disastrosa nell'attuale situazione, né sarebbe facile neppure la successione a Yatsenyuk. Due sono i candidati in pectore, la già citata Natalie Jaresko e Volodymyr Groysman, attuale presidente del Parlamento e già ministro nel primo governo Yatsenyuk. Groysman, che qualche giorno fa ha criticato pesantemente il governo per le mancate riforme, è molto vicino a Poroshenko e quindi esposto alle accuse contro il presidente, anch'egli un oligarca (è definito "il re del cioccolato") e già membro del governo sotto Yanukovich.

La Jaresko, che ha lavorato in passato nel Dipartimento di Stato e nell'ambasciata americana a Kiev, ha ottimi collegamenti con la finanza internazionale, che le hanno consentito di gestire al meglio molti problemi del debito ucraino. Una qualità molto importante ora che il Fondo monetario internazionale ha minacciato di sospendere i pagamenti dei residui 17,5 miliardi di dollari se non viene avviato al più presto un piano concreto di riforme. Come sottolinea il KyivPost, Jaresko è immune da accuse di connivenza con gli oligarchi e viene considerata distante sia da Poroshenko che da Yatsenyuk e in generale dai partiti ucraini. Tuttavia, la mancanza di una base politica può tradursi in una debolezza di fronte a un compito decisamente difficile.

Tra la popolazione, intanto, la mancanza di cambiamento reale e le pesanti condizioni di vita cominciano a rendere meno evidenti i vantaggi della rottura con la Russia, con cui l'economia ucraina era fortemente integrata. Anche la possibile associazione con l'Ue rischia di non essere più così attraente, data la crisi dell'Unione, tra minacce di Grexit e Brexit. Il referendum che si terrà il mese prossimo nella europeista Olanda sul trattato di associazione dell'Ucraina, pur senza valore vincolante può rappresentare un serio ostacolo in caso di vittoria dei no.

Un recente articolo apparso su The Guardian illustra le perdite derivate all'economia ucraina dall'aver rotto ogni rapporto con la Russia, in diversi settori, dall'industria aeronautica alle banche, e che ha fatto aumentare del 30% il costo del gas, ora importato dall'Europa. E' difficile che l'Ue possa farsi carico di queste perdite, mentre è prevedibile un aumento consistente dell'immigrazione dall'Ucraina. L'ambasciatore americano a Kiev ha indicato però la strada: l'Ucraina deve diventare una "superpotenza" agricola. Una proposta coerente con la storia dell'Ucraina, un tempo definita il "granaio dell'Unione Sovietica", ma anche la Russia di oggi era un grosso mercato per i suoi prodotti agricoli. Date le politiche agricole dell'Ue, anche questa sembra purtroppo una strada in salita.  



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