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CAOS LIBIA/ Jean: al Sisi ha ragione, Renzi non deve intervenire (per ora). Ecco perché

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Abdel Fattah Al-Sisi (Infophoto)  Abdel Fattah Al-Sisi (Infophoto)

Le milizie libiche sono strettamente associate alla criminalità organizzata, che utilizza il traffico di esseri umani per fare soldi. E il traffico di essere umani per l’Italia rappresenta la minaccia maggiore. Noi quindi abbiamo interesse a normalizzare la situazione in Libia, in modo tale che quest’ultima costituisca una sorta di muraglia contro l’afflusso di questa enorme quantità di migranti provenienti da Corno d’Africa e Africa Subsahariana.

 

E’ solo un’emergenza temporanea?

No, questo afflusso è destinato ad aumentare. L’ultimo rapporto dell’Onu prevede che entro il 2100 ci saranno 250 milioni di persone che vorranno migrare in Europa. Saremo quindi sottoposti a un forte stress.

 

Com’è invece la situazione dal punto di vista energetico?

Attualmente i 200mila barili di petrolio al giorno e i 6/7 miliardi di metri cubi di gas passano praticamente a nord-ovest di Tripoli. Anche questo fa sì che la fine del caos libico sia una necessità per l’Italia.

 

Lei come valuta la posizione del nostro Paese sulla Libia?

L’Italia vede che la Libia è nel caos e non si fida dei suoi alleati perché ciascuno sta andando per la sua strada. Il nostro Paese non si può fidare completamente neanche degli Stati Uniti, perché questi ultimi hanno in mente soltanto di battere l’Isis e non di risolvere il caos libico. Di conseguenza la cosa migliore per il nostro governo è starsene cauto e tranquillo e vedere che cosa succede.

 

(Pietro Vernizzi)



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