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ITALIA IN LIBIA/ Caracciolo: la nostra missione? Una pacca sulla spalla dagli Usa

Ash Carter (Infophoto) Ash Carter (Infophoto)

Zero. Non è preso sul serio quasi da nessuno, compresa una parte di coloro che dicono di sostenerlo. Anche se per qualche motivo il signor Al-Serraj trovasse il modo per insediarsi a Tripoli, sarebbe un governo del tutto illusorio. Anche i governi di Tobruk e di Tripoli stentano a controllare i palazzi dove sono insediati.

 

Vista la gravità della situazione, che cosa dovrebbe fare il governo italiano in Libia?

Dovrebbe limitarsi a operazioni di supporto e di intelligence. Di più non possiamo fare, e soprattutto non credo che avrebbe molto senso entrare a piedi uniti in una partita che alla fine sarà decisa dai libici delle varie fazioni. Nel caos libico non si capisce quali siano i fronti e gli attori che si combattono perché ci sono centinaia e forse migliaia di milizie presenti nel Paese. Andarsi a infilare in questo contesto non mi sembra un’idea molto brillante.

 

L’attuale Libia non è una minaccia per gli interessi italiani?

No, non credo che lo sia. Prima di tutto perché la Libia non esiste più. Inoltre la presenza dell’Isis in Libia non è strategica, nel senso che è molto meno robusta di quanto ci sia presentata. Del resto le forze occidentali, e in particolare quelle italiane, non possono dedicarsi alla distruzione dell’Isis. Un intervento occidentale sarebbe infatti utilizzato da altre milizie per avanzare le loro postazioni. Insomma nella vicenda libica possiamo fare poco, salvo eventualmente cercare di proteggere le nostre strutture sul posto.

 

La produzione di petrolio in Libia è crollata. Su questo ritiene che siano in gioco interessi vitali dell’Italia?

No, in questo momento nel mondo c’è fin troppo petrolio. Eventualmente per l’Italia si tratta di un problema nel medio periodo, ma non certo nel breve. Mentre è un problema molto attuale per la Libia, nel senso che se i libici non riescono a rimettere ordine in casa e quindi a riprendere una posizione sostenuta il rischio è che il caos attuale diventi incontrollabile.

 

(Pietro Vernizzi)

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