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DALLA GRECIA/ Troika e profughi, le nuove "figuracce" del governo Tsipras

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

A ieri, il numero dei profughi in Grecia è di 47,5 mila. Circa quindicimila sono ancora a Idomeni, al confine con la FYROM-Macedonia. Migliaia di loro fino a venerdì erano ancora convinti di attraversare il confine. Ma dopo il comunicato dell’accordo tra UE e Turchia, sono scoppiati episodi di protesta al grido di “grazie per aver chiuso le frontiere”. E con questa delusione vivono nel fango e nell’indigenza. Sono nelle mani dei volontari e della gente del luogo. Sulla situazione di Idomeni è scoppiata un’ennesima polemica che sembra una epifania dello scollamento culturale del governo rispetto alla realtà. “L’immagine di Idomeni fa onore alla Grecia”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Aristidis Baltas. “Idomeni sembra una moderna Dachau”, ha invece affermato il ministro dell’Interno, Panajotis Kurublis. Si suppone che entrambi i ministri siano spiriti “liberi”, tuttavia le loro dichiarazioni, oltre a contraddirsi, rasentano l’indecenza, o meglio, la rozzezza con cui il problema profughi viene affrontato da questo governo che - come d’abitudine - non si scomoda per ridimensionare queste ed altre dichiarazioni estemporanee. 

Il paradosso è che questo governo si affida spesso ai fuochi di artificio della comunicazione non tanto per informare quanto per creare una atmosfera favorevole alle sue battaglie, alle sue vittorie e ai suoi principi di giustizia sociale, ma nello stesso tempo non è in grado di stilare una strategia che abbia degli effetti positivi sull’opinione pubblica. Al contrario, molte dichiarazioni di ministri vengono spesso smentite nell’arco di poche ore o pochi giorni, oppure sono talmente “surreali” - paragonare Dachau a Idomeni sembra una forzatura di cattivo gusto storico, soprattutto se si considera che il campo di Idomeni è stato “creato” dall’incuranza del governo - che prestano il fianco a critiche, ma soprattutto a simpatiche ironie sui social.



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