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DIARIO BRUXELLES/ "Anch'io ero in quel metrò pochi minuti prima"

Pubblicazione:mercoledì 23 marzo 2016

Bruxelles nel caos (Infophoto) Bruxelles nel caos (Infophoto)

Il convegno è finito. Il sole splende e ci inonda con quella luce così unica che caratterizza questa città al tramonto. Con timore cammino velocemente fino a casa e continuo ad avere l'impressione di essermi risvegliata da un sogno, o piuttosto un incubo. Il dubbio che questi eventi così terribili e dolorosi non siano successi. Un silenzio assoluto nelle strade che invade tutto, interrotto solo dalle sirene della polizia e delle ambulanze. Persone che camminano di fretta con i visi tesi. Al Parlamento europeo le bandiere dell'Unione europea e del Belgio sono a mezz'asta, la piazza è deserta se non fosse per i camion dei militari e le volanti della polizia. Sorge spontanea la domanda: che cosa possono fare? Che cosa possiamo fare?

La risposta viene da tanti piccoli episodi che, pur nella difficoltà, donano un senso alla giornata: il minuto di silenzio durante il convegno, così denso di significato e capace di accomunare tutti nonostante le differenze, dal Commissario europeo alla ragazza che si occupa delle cuffie per la traduzione. La mail del proprietario di casa che chiede a me e alla mia coinquilina se stiamo bene e i tantissimi e inaspettati messaggi degli amici. La paura di mio papà che non riesce a trattenere le lacrime al telefono. Un passante che si è fermato ad aiutare un'amica inciampata sul marciapiede, un gesto che potrebbe sembrare automatico ma che in questo paese sarebbe improbabile in un qualsiasi altro giorno. La tristezza per le famiglie delle vittime insieme al ringraziamento per tutti gli amici di Bruxelles che stanno bene. Un dolore che fatica a trovare un significato, sostenuto dalla vicinanza di tutti gli amici, a Bruxelles e nel mondo. Proprio all'inizio della Settimana Santa.

Nell'attesa che inizi una nuova giornata e splenda il sole su questa città.



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