BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIARIO ARGENTINA/ 24 marzo 1976, la ferita ancora aperta nel Paese

Pubblicazione:

Jorge Rafael Videla (Foto dal web)  Jorge Rafael Videla (Foto dal web)

Si decise un processo di “Riorganizzazione nazionale” che si mise in atto con l’abolizione della Costituzione e la decisione di procedere alla lotta contro il terrorismo e l’eliminazione sistematica di tutto ciò che poteva considerarsi sovversivo o comunista (con una visione del termine piuttosto confusa), includendo quella fisica da attuarsi mediante la sparizione di persone. Senza processo alcuno, dato che si voleva evitare l’ingerenza che il Papa aveva avuto sul regime franchista spagnolo sulla questione delle esecuzioni di terroristi dell’Eta.

Un genocidio programmato, che incluse centri di detenzione dove si praticavano torture disumane ed eliminazioni anche utilizzando voli sul Rio della Plata dai quali si lanciavano persone narcotizzate. Operazioni compiute le quali i responsabili si ritiravano nelle loro case come buoni padri di famiglia, spesso benedetti da preti dopo le loro azioni, quasi si trattasse di una missione divina. C’è da dire che la Chiesa cattolica si divise tra un appoggio al regime, una lotta allo stesso spesso alleata con Montoneros e posizioni più diplomatiche (quali quella dell’allora cardinale Bergoglio) che permisero di salvare molte vite umane da morte sicura.

La diffusione di notizie su questa tragedia fatta da organizzazioni dei diritti umani (in particolar modo le Madri di plaza de Mayo), giornalisti dotati di un coraggio encomiabile (tra i quali l’italiano Italo Moretti che rischiò la vita per realizzare documentari trasmessi dalla Rai) e una frattura interna tra i poteri militari provocarono una pressione tale che, dopo la disastrosa occupazione delle Isole Malvinas/Falkland a cui seguì una guerra con il Regno Unito che si risolse in una sconfitta, accelerarono il processo di dissoluzione della dittatura che dovette indire elezioni democratiche che furono vinte il 10 dicembre del 1983 dal radicale Raul Alfonsin, primo presidente della ritrovata democrazia. Che assunse quasi immediatamente la decisione di istituire una commissione per giudicare i crimini della dittatura denominata Conadep, che si risolse nel celeberrimo processo contro la giunta militare passato alla storia con la storica frase “Nunca Mas” pronunciata dal magistrato Julio Cesar Strassera.

Il ritorno alla democrazia venne messo a dura prova non solo dall’assalto a una caserma militare della Tablada fatto dal Mtp (Movimeno Todos por la Patria) fondato dall’ex Erp Gorranian Merlo, ma anche da pressioni fatte dalle Forze Armate che culminarono nella “Semana Santa” del 1987 dove si instaurò una ribellione di queste ultime, non soddisfatte della promulgazione di due decreti chiamati “Punto Final” e “Obediencia Debida”, che in pratica interruppero le sanzioni contro i militari, poi indultati dal successore di Alfonsin, Carlos Menem (che incluse nella manovra pure i reati commessi dal terrorismo). 

Nel 2003 sotto la Presidenza di Nestor Kirchner i decreti di Alfonsin e la successiva amnistia vennero annullati e le condanne ai soli militari confermate. Parte delle organizzazioni di diritti umani che avevano combattuto la dittatura soffrirono fratture interne che le divisero (in special modo le madri di Plaza de Mayo) e alcune furono cooptate dai Governi kirchneristi (e coinvolte in scandali di corruzione o falso), che oltretutto misero in atto un processo di revisione storica, funzionale alla loro immagine di paladini dei diritti umani, dove la lotta armata degli anni Settanta venne spacciata come messa in atto da una “Gioventù meravigliosa” per la giustizia. Venne così propagandata la teoria della “guerra buona” contro quella “cattiva” che traspare specialmente dalla riscrittura della prefazione dello storico libro “Nunca Mas” di Ernesto Sabato.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >