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DIARIO ARGENTINA/ 24 marzo 1976, la ferita ancora aperta nel Paese

Il 24 marzo del 1976 in Argentina ci fu il colpo di Stato che portò a una dittatura militare, con la conseguenza di una ferita ancora aperta nella società. Di ARTURO ILLIA

Jorge Rafael Videla (Foto dal web) Jorge Rafael Videla (Foto dal web)

Il golpe militare che il 24 marzo di 40 anni fa portò al potere la dittatura militare in Argentina fu dovuto a cause che, sebbene abbiano come nucleo il tristemente famoso “Plan Condor” elaborato da Washington per contrastare la penetrazione del comunismo nel continente latinoamericano manovrata dall’ex Urss attraverso Cuba, presentano delle connotazioni particolari che fanno riferimento a una situazione di violenza estrema che il Paese affrontava dal ritorno in Patria del Generale Peron e il suo approdo alla Presidenza. Nonostante al giorno d’oggi molti affermino che la sua volontà fosse quella di pacificatore con un’apertura all’opposizione sconosciuta durante gli anni del suo primo caudillesco potere (1945-1955), che finì con un golpe denominato “Revolucion Libertadora”, fin dal suo arrivo, accolto da un milione di persone in una manifestazione che si trasformò in tragedia a causa di gruppi della destra peronista che spararono sulla folla provocando una strage (denominata il massacro di Ezeiza dal nome della località dove sorge l’aeroporto), si rese conto della spaccatura tra destra e sinistra del suo movimento. Da una parte l’ala di destra filogovernativa alle dipendenze dell’ex maggiordomo di famiglia Lopez Rega, uomo di fiducia della Loggia P2 di Licio Gelli, con grande influenza sulla seconda moglie di Peron, Isabelita. Dall’altra un gruppo denominato Montoneros, con origini in cui si mischiano gruppi cattolici di formazione gesuita, movimenti rivoluzionari come il Mnrt, e peronismo di base, che a causa della frequentazione con il Generale durante il suo esilio di Madrid pensavano che il suo ritorno coincidesse con la fondazione di una Patria socialista.

Ma il Generale era ormai nelle mani della destra che lo usava per il suo grande carisma: il 1 maggio del 1974, durante un discorso davanti a una plaza de Mayo gremita all’inverosimile, definì i movimenti della sinistra come stupidi, provocandone non solo il ritiro dalla manifestazione, ma anche la successiva decisione di passare alla clandestinità e dedicarsi alla lotta armata. Campo dove fin dal 1969 già operava un’altra organizzazione denominata Erp (Ejercito revolucionario del Pueblo) a cui Montoneros si sommarono con un’organizzazione militare creando un esercito (con tanto di cappellani militari) e mettendo il Paese nel caos, ai bordi di una guerra civile. Si calcola che nel decennio 1969-79 in Argentina vennero compiuti 21.000 attentati ed esplosero 4.380 bombe che causarono la morte di 1.100 civili.

L’assassinio del sindacalista amico di Peron Juan Josè Rucci nel 1973 acuì la svolta a destra con l’entrata in azione delle sinistre squadre della triple A, che iniziarono a sequestrare persone, ma dopo la morte del Generale il 1 luglio del 1974, a cui successe la moglie Isabelita (di scarse capacità politiche e manovrata da Lopez Rega), la situazione precipitò con l’attacco dei Montoneros all’aeroporto di Formosa, una spettacolare operazione militare denominata “Operacion Primicia” avvenuta il 5 ottobre del 1975, seguita da altre dello stesso genere che portarono al golpe che il 24 marzo del 1976 vide al potere il Generale Jorge Rafael Videla, a cui seguirono nel marzo del 1981 il Generale Roberto Viola e dal dicembre dello stesso anno il Generale Leopoldo Galtieri.