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BLITZ IN BELGIO/ Mori: jihadisti super-organizzati? Un mito da sfatare

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Non direi che ci sia un legame particolarmente stretto. Con questi attentati l’Isis crea dei diversivi, ma soprattutto fa opera di reclamizzazione della propria azione verso i suoi aspiranti adepti, cioè verso il popolo della “Ummah” (la comunità islamica, ndr). Il fatto che poi si colpiscano gli occidentali diventa uno strumento, ma il fine ultimo è creare le condizioni per la costituzione di un califfato che sia realmente consistente. L’attacco all’Europa è uno strumento di propaganda e di reclamizzazione del “prodotto”.

 

Quindi l’Isis intensifica gli attentati perché c’è una diminuzione nel reclutamento dei foreign fighter?

Non direi, per il network terrorista trovare adepti e volontari non è un problema. Quattro personaggi disposti al sacrificio per motivi religiosi si trovano sempre. Per noi occidentali è inconcepibile, ma non lo è per il fedele musulmano.

 

Secondo lei i terroristi in Belgio hanno dimostrato una capacità organizzativa avanzata?

Questa è un’altra leggenda che va sfatata. Io ho vissuto il periodo delle Brigate rosse, e dopo ogni attentato si parlava di “geometrica potenza” dei loro nuclei. Nella realtà erano quattro ragazzotti, e quando lo Stato ha deciso di affrontarli seriamente sono stati spazzati via. Anche nei confronti degli islamisti, molto dipende da quello che vogliamo fare con questa gente. Se le potenze occidentali si impegnano, l’Isis scompare in quattro o cinque mesi.

 

(Pietro Vernizzi)

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