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EUROPA SOTTO ATTACCO/ L'"idolo" Putin e la smemoratezza di Salvini

Pubblicazione:domenica 27 marzo 2016

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

In 11 anni solo nella capitale ci sono stati 628 morti di terrorismo, e migliaia di feriti; in tutto il paese i morti sono migliaia e non sembra che si vada verso un miglioramento. Non è per fare un orribile confronto di vittime, ma solo per sottolineare che ognuno di questi episodi da solo sarebbe come il Bataclan, come Bruxelles oggi: dovrebbe essere un fatto sconvolgente per la società, che suscita interrogativi e lascia un'impronta durevole nella coscienza di una nazione e di un continente. E invece l'Europa e la Russia, o almeno quelle loro componenti che sono sempre alla ricerca dell'uomo della provvidenza che tutto può risolvere, sembrano essersi dimenticate di ogni cosa: l'Occidente che sogna l'uomo forte si dimentica di piangere questi morti che neppure conosce, e la Russia, che l'uomo forte ce l'ha, fa anche peggio. Non tutta per fortuna, ma quella che vive nel culto della forza, ha fatto davvero peggio. Il 22 marzo il deputato Vladimir Zhirinovskij ha detto in televisione qualcosa che supera di molto la decenza (canale Rossija): "La Russia non è Europa. Adesso gli attentati li fanno in Europa e se li tengano. A noi conviene! Che crepino e vadano all'altro mondo".

Forse l'Occidente dovrebbe riflettere sugli effetti di certi sogni.

La società russa ha sempre saputo incassare la violenza, ma quello che c'è di nuovo negli ultimi 15 anni è il clima, la cultura ufficiale, la propaganda dei media che esaltano l'aggressività, mostrando i pugni, erigendo a principio l'insensibilità e addirittura il disprezzo per l'elemento umano. La Russia è tornata sulla scena mondiale cavalcando la forza, la vendetta, il disprezzo del debole, e questo ha avuto una ricaduta micidiale sull'atmosfera morale del paese, sulla mentalità comune, alzando il livello dell'indifferenza e del cinismo: nessun politico europeo, di qualsiasi schieramento, avrebbe avuto il coraggio di dire quello che ha detto Zhirinovskij.

All'origine di questa volgare ferocia quotidiana che taglia il sussidio di una carrozzella ai bambini invalidi e i farmaci ai malati terminali, e risuscita il mito di Stalin vincitore della Grande Guerra Patriottica, c'è lo stesso "governo forte" che a Beslan è stato la causa prima di tante vittime ordinando un blitz brutale e mal gestito; o che al Teatro Dubrovka ha fatto morire gli ostaggi non per le bombe dei terroristi ma per il gas nervino usato dalle forze speciali. E fosse servita, tanta durezza, a debellare il terrorismo, a impedire la penetrazione dell'Isis nel paese. E invece no, oggi un dato certo è che l'80 per cento delle migliaia di tadzhiki che militano nelle formazioni del califfato è stato arruolato in Russia, segno che vi sono attive molte cellule del radicalismo islamico. 


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