BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EUROPA SOTTO ATTACCO/ L'"idolo" Putin e la smemoratezza di Salvini

Pubblicazione:domenica 27 marzo 2016

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Il terrorismo in Europa spaventa e, un po' egoisticamente, fa desiderare che si trovino risposte forti e certe ma al tempo stesso non troppo impegnative: come liberarsi della presenza musulmana, o trovare un difensore sicuro.

Conforta infatti pensare che ci sia uno Stato forte che sappia cosa fare in queste circostanze, e a questo punto non manca mai qualcuno che suggerisce il presidente russo, il prototipo dell'uomo di Stato forte che non subisce attacchi terroristici perché sa farsi rispettare persino dall'Isis. La Russia di solito è designata a rivestire questo possibile ruolo guida da una parte perché i paesi occidentali hanno deluso, ma in realtà perché si sa veramente poco di quello che fa o non fa veramente, e quindi poco si conosce l'efficacia reale della sua politica. All'origine di questa situazione c'è una propaganda russa molto ben orchestrata che rifluisce sulla stampa occidentale — Italia compresa — attraverso mille canali. 

Subito dopo gli attentati di Bruxelles il leader della Lega nord, Matteo Salvini, ha dichiarato che "Putin da solo ha fatto contro l'Isis più di quanto sia stata in grado di fare l'Europa tutta insieme", invocando che "Mosca sia protagonista in questa fase dopo che l'Europa ha dimostrato per l'ennesima volta tutta la sua debolezza e incapacità di difesa. La collaborazione della Federazione Russa è un elemento imprescindibile per la lotta al terrorismo".

Desiderare la collaborazione della Russia è giusto, ma auspicare "che sia protagonista" perché avrebbe le risorse spirituali e militari per fronteggiare il terrorismo può dirlo solo chi è molto disinformato; e del resto l'Occidente lo è quasi sempre, oltre a coltivare una smemoratezza colpevole.

La Russia ha un problema endemico di terrorismo dai tempi della prima guerra cecena, nei primi anni 90, quando gli attentati, come quello all'ospedale di Budjonnovsk, provocavano anche 200 vittime alla volta. L'avvento al potere di Putin non ha risolto il problema, a partire dall'attentato nel centro di Mosca pochi mesi dopo il suo insediamento, a quello al Teatro Dubrovka che fece 130 vittime nel 2002. E poi ci furono una serie infinita di attentati come quello a Mosca nel 2003 durante un concerto rock, con 16 morti; o attacchi di kamikaze in zone più periferiche su treni, autobus, mercati, e ogni volta erano 50, 60 vittime; quasi come in Siria. È del 2004 l'attentato nel metro di Mosca che fece 42 vittime e 250 feriti, nonché l'esplosione di due aerei che causò 90 vittime; ma quell'anno soprattutto ci fu la tragedia nella scuola di Beslan (Ossezia del nord) che costò la vita a 334 persone di cui 186 bambini. E il terribile elenco continua sino ai nostri giorni, nel 2010 ancora il metro di Mosca (41 morti); nel 2011 l'aeroporto di Domodedovo (37 morti e 130 feriti), sino all'attentato del 2015 contro l'Airbus 321 sul Sinai, 224 vittime. 


  PAG. SUCC. >