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Esteri

ATTACCO AI CRISTIANI/ Mons. Kaigama: così siamo riusiciti a evitare la strage del Pakistan

Ignatius Kaigama (Foto dal web)Ignatius Kaigama (Foto dal web)

Il fatto è che oggi tutti sono vulnerabili e sono fatti oggetto di attentati. E’ per questo che le autorità invitano i cittadini a prestare attenzione. Anche i musulmani in preghiera nelle moschee sono in pericolo, e lo stesso vale per i cristiani che si recano in chiesa o al lavoro.

 

A Lahore, in Pakistan, un attentato suicida ieri ha ucciso 69 persone. Era diretto contro i cristiani. Durante le celebrazioni della Pasqua avete adottato particolari misure di sicurezza?

La mia preghiera va a tutti i fratelli uomini che sono rimasti feriti o uccisi. A Jos siamo molto allertati, ieri ogni chiesa era protetta da dispositivi di sicurezza interna. C’erano barriere poste lungo le strade, e quindi le persone non potevano arrivare con l’auto fino alla chiesa ma dovevano parcheggiare molto a distanza. C’erano inoltre scout e cadetti, giovani uomini e donne, che controllavano, pronti a intervenire. Anche poliziotti e militari hanno avuto un ruolo nel garantire la sicurezza.

 

Lei che cosa si aspetta da questa Pasqua?

Mi aspetto un tempo di pace, nel quale i cristiani e tutti gli altri nigeriani che sono sfollati e hanno trovato rifugio in diverse città riescano a trovare i soldi per tornare alle loro zone d’origine. Purtroppo molte persone hanno perso la casa e i mezzi di sussistenza, le loro fattorie sono state distrutte, e quindi vivono in un’assoluta mancanza di tutto.

 

Da dove può venire la speranza per queste persone?

La Pasqua è una stagione di speranza. Spero quindi che possano arrivare novità positive dal governo nonché da gruppi di diversa natura come Ong e movimenti religiosi. Ma soprattutto spero in quanto di positivo potrà venire da Dio. Sono dunque ottimista sul fatto che possa attenderci qualcosa di buono.

 

Papa Francesco ha detto: “A Gesù vittorioso domandiamo di alleviare le sofferenze dei tanti nostri fratelli perseguitati a causa del Suo nome”. I cristiani nigeriani sentono il Santo Padre vicino alle loro sofferenze?

Papa Francesco è una figura universale, che non parla soltanto per l’Europa o il Medio Oriente ma per il mondo intero. Dove ci sono ingiustizie, persecuzioni, sofferenze, uccisioni gratuite, distruzioni, lì c’è il Santo Padre che parla per l’intera umanità. Il Papa inoltre non si rivolge soltanto ai cristiani ma a ogni uomo, e soprattutto a quanti sono privati dei loro diritti umani fondamentali. Quindi in Nigeria noi sentiamo che Papa Francesco sta parlando a nostro nome. Spero che la sua voce forte sia ascoltata da tutti e aiuti a superare le tensioni nel mondo.

 

(Pietro Vernizzi)

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