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DONALD TRUMP/ Chi è l'uomo che ha fatto saltare il "coperchio" dell'America?

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Donald Trump (Infophoto)  Donald Trump (Infophoto)

Ma quando ti decidi a parlare di Trump? In realtà, fin dall'inizio io non ho fatto altro che parlare di Trump. Non sono certo il primo a dire che Donald Trump incanala la paura e la rabbia dei bianchi impoveriti che cominciano ad avere paura; solo che questo apprezzamento è di solito pronunciato in punta di labbra e con un sorrisetto di superiorità da parte di bianchi agiati che non hanno (ancora) nulla da temere per quello che riguarda la loro situazione lavorativa. La mia piccola testimonianza, dopo anni trascorsi alla Harlem di frontiera (lungo la storica 125esima Strada), è quella di coloro che hanno sentito ogni giorno la sorda vibrazione di un indiretto (ma non per questo meno reale) conflitto di poveri: la piccola borghesia semiproletaria bianca da una parte, i neri dall'altra.  

Ho appena finito di leggere un sermone anti-Trump il quale spiega che ciò che determina il successo di Donald Trump è "la mentalità della folla" (the mob mentality — ma mob, in inglese, è un termine molto più forte di "folla": mob è la folla come qualcosa che viene assimilato alla "plebaglia"). E quale sarebbe, questa mob mentality? La mentalità degli scontenti, la cui infelicità ha basi reali, ma che poi (ci viene detto) cominciano ad esprimere il loro malcontento in forme irrazionali, cioè (ci spiegano) invece di concentrarsi sulle persone o istituzioni particolari, attaccano interi gruppi della società. Il problema è che questa descrizione, in verità, non si applica solo ai sostenitori di Trump, ma a tutte le folle tumultuanti che in questi giorni appoggiano l'uno o l'altro candidato/a.

Quello che è relativamente (e inquietantemente) inedito in Trump è che non si tratta di un politico professionista, ma di un homo novus; e occorre, mi sembra, fare attenzione a non stabilire equivalenze frettolose con certi homines novi della politica italiana. Trump è nato come palazzinaro furbo e disinvolto (e del resto, quale palazzinaro, sotto qualunque latitudine, non è in qualche misura furbo e disinvolto?), ma poi ha subito una sorte di metamorfosi: da furbo è diventato astuto; da astuto, intelligente. Insomma, è diventato un politico. E c'è di più: l'eccezionalità di Trump (è già stato notato) è che Donald Trump viene da New York. New York: la Babilonia sul fiume Hudson, la città molle e decadente, senza veri contatti con la "vera" America, rurale e popolare. E invece no: Trump ci ha costretto a rivedere molti cliché. Certo, per parlare alla pancia dell'America bisogna disimparare il linguaggio newyorchese: un modo di discorrere che è ironico e auto-ironico, raffinatamente allusivo. Bisogna invece tuffarsi senza pudore nel sermo vulgaris. E' un linguaggio che ribolliva sotto la superficie come sotto il coperchio di quella pentola a pressione che è il discorso della correttezza politica; ma adesso il coperchio è saltato.


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