BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DALLA GRECIA/ Così Tsipras può usare i profughi contro la Troika

Infophoto Infophoto

A Idomeni  l'esercito potrebbe installare alcune cucine da campo per alleviare le sofferenze di uomini, donne e bambini. Cinicamente vien da pensare che i 26mila potrebbero servire ad ammorbidire i creditori inducendoli a più miti proposte: su un piatto la gestione dei profughi, sull'altro piatto della bilancia meno tagli e riforme più morbide. Non si spiega altrimenti l'uscita di Mouzalas che dà per scontata una possibile decisione che potrebbe essere  presa lunedì prossimo a Bruxelles. Dunque essere volontariamente "obbligati" risolverebbe problemi di altri Stati, in cambio i creditori abbasserebbero l'asticella delle loro richieste. 

Comunque la collega avrebbe anche potuto chiedere a Tsipras se il suo governo abbia  commesso degli sbagli nello specifico. Forse Tsipras le avrebbe risposto che: sì abbiamo commesso degli errori perché - spiega il primo ministro in un'intervista televisiva, in cui non bisognava essere esperti in mimica facciale per capire quando mentiva - "è possibile che non fossimo preparati perché non potevamo essere pronti per un così alto numero di flussi, tuttavia non abbiamo sottovalutato il pericolo".

Eppure già a  maggio-giugno scorso, qualcuno aveva lanciato il grido di allarme, ma il governo era impegnato nella sua "battaglia" contro i creditori e contro i fantasmi delle sue stesse promesse. A maggio-giugno scorso, i profughi che sbarcavano sulle isole egee orientali venivano sgomberati dai lungomare, imbarcati poi sbarcati a Pireo, fatti salire su pullman e fatti scendere a Piazza Omonia e poi lasciati liberi di avventurarsi in città. A chi gridava all'irresponsabilità del governo, l'allora vice ministro per le politiche migratorie rispondeva: non danno fastidio - potrei ospitarne qualcuno anche al Ministero e dormirebbero nei corridoi - e poi "prendono il sole". Non è bastato molto tempo che si spargesse la voce che in Grecia tutto era permesso. Il ministro della Difesa, Panos Kammenos, ebbe ad affermare che mai avrebbe permesso la costruzione di un hotspot sull'isola di Kos. Promessa non mantenuta. Lo stesso ministro dichiarò, maggio dell'anno scorso, che se nel caso l'Europa avesse abbandonato la Grecia, la stessa Europa sarebbe stata invasa da profughi e "jihadisti".

Così è iniziata la sfiducia degli europei verso il governo Tsipras e la sua politica delle "frontiere aperte"  e della chiusura dei campi di raccolta.  Atene prese atto del problema quando forse era troppo tardi. Oggi Tsipras fa appello alla solidarietà europea,  "pacta sunt servanda" (patti che il suo governo non ha mantenuto), alla necessità di separare  profughi e migranti, e di accordi di rimpatrio. Ma tutto questo vigeva già l'anno scorso. Ma nel 2015, il governo aveva la mente altrove.

© Riproduzione Riservata.