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DALLA GRECIA/ Così Tsipras può usare i profughi contro la Troika

Pubblicazione:venerdì 4 marzo 2016 - Ultimo aggiornamento:venerdì 4 marzo 2016, 8.40

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Nel 2014 sono entrati in Grecia meno di cinquantamila profughi e migranti. Nel 2015, Amnesty International stima che siano stati più di 800mila. Oggi sparsi su tutto il territorio sarebbero in 26mila, stando alle valutazione del governo. Comunque, "il problema è gestibile", dice il vice ministro per le Politiche migratorie, Yannis Mouzalas. Il "come" sarà gestibile non è dato sapere, almeno per il momento, perché la sensazione è che il governo viva nel panico e che la macchina statale sia in panne. Di certo non si potrà continuare a improvvisare e lanciare accuse a terzi, per scaricare le proprie responsabilità, al massimo si può preparare l'opinione pubblica per lo scenario peggiore, magari con un ricavo a latere che riguarda le fredde relazioni con la Troika. Al netto: profughi in casa in cambio di richieste più conformi alle promesse del governo. E poi Mouzalas aggiunge che il confine con la Fyrom (Macedonia) non verrà riaperto. Conseguenza - parole del vice ministro - per tre o quattro  anni dovremo gestire migliaia di profughi . 

"La Grecia da Paese di transito si è trasformato in Paese di permanenza". Dunque, cari sindaci - a loro ha fatto queste dichiarazioni - metteteci la buona volontà per trovare luoghi e strutture in cui ospitare profughi e migranti, perché "dobbiamo raccoglierli". Poi lo stesso vice ministro si è spinto oltre: "È una verità scientifica che il flusso migratorio aiuta la demografia dei paesi in cui si trovano". E ha azzardato una previsione: saranno centomila i profughi che resteranno in Grecia.

Negli ultimi due giorni sono approdati sulle isole egee orientali almeno 6000 persone. A Idomeni - punto di passaggio tra la Grecia e la Fyrom (Macedonia) - sono ammassate circa diecimila disgraziati che vivono all'addiaccio, senza servizi igienici, affamati e aiutati da volontari e vessati da speculatori - un panino e un chilo di frutta: cinque euro - in attesa di passare: ieri sono entrati nella Fyrom 500 profughi. E i giovani, capeggiati da Mustafà e Ahmed, stanno perdendo la pazienza. La situazione è incontrollabile e si corre il rischio di una esplosione di violenza. 

Com'è successo in pieno centro della capitale, in un piazza che si è trasformata in un improvvisato "hotspot". Qui due clan di giovani afgani sono arrivati alle mani per decidere a chi andavano distribuiti alcuni generi di prima necessità e vestiti. In Piazza Victorias si è già stabilito un listino prezzi: 400 euro per andare a Idomeni, 4000 per arrivare in Albania e poi attraversare l'Adriatico. Tra i profughi passeggiano anziani ateniesi con borse della spesa: distribuiscono succhi di frutta, dolci e vestiario. Una donna ha portato una carrozzina e una bambola. Alcuni di loro sono commoventi nei loro gesti di solidarietà. Come a Idomeni, e a Pireo, e in altri centri di raccolta, sparsi su tutto il territorio, sono i volontari e gente comune a prendersi cura di queste persone.

In un’intervista a un quotidiano italiano, Tispras sostiene che "in una crisi di dimensioni umanitarie la Grecia e il popolo greco rivelano il volto umano dell'Europa". Sicuramente il popolo greco ha grandi meriti nella gestione della crisi umanitaria. Ripetiamo, sono i volontari e  la gente comune coloro che cercano di aiutare queste persone. La Grecia, quella ufficiale, è alquanto assente, al punto che i 700 milioni messi a disposizione dell'Ue per i Paesi coinvolti non verranno gestiti da organismi statali, ma direttamente dalle Ong che agiscono in loco. E non si sono ancora fatti i conti sul costo - si parla per ora di un miliardo -  di questa crisi, tantomeno oggi è difficile prevedere quali saranno le conseguenze sulla prossima stagione turistica. 


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