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ITALIA IN LIBIA/ Tripoli e Misurata, il Vietnam di Renzi

Milizie in Libia (Infophoto) Milizie in Libia (Infophoto)

Sembra però che l'Italia non resti del tutto tagliata fuori dalle operazioni sul terreno, in quanto, con DPCM del 10 febbraio 2016 — secretato, ma in parte reso noto dalla stampa nazionale in data 3 marzo 2016 — è stato disciplinato il rapporto tra Aise e Forze speciali della Difesa, prevedendo — a quanto riferito dalla stampa — che il presidente del Consiglio, avvalendosi del Dis, possa autorizzare l'Aise ad adottare misure di contrasto e di intelligence anche con la collaborazione tecnica ed operativa delle Forze speciali della Difesa, alle quali si estendono le garanzie funzionali di cui godono gli agenti dell'Aise — come già previsto dall'art. 7-bis, comma 3, dell'ultimo decreto missioni.

Tale ultima disposizione — richiamando quanto previsto dalla legge 124/2007, articolo 17, comma 7 — in particolare prevede che quando, per particolari condizioni di fatto e per eccezionali necessità, le attività d'intelligence sono state svolte da persone non addette ai servizi di informazione per la sicurezza, in concorso con uno o più dipendenti dei servizi di informazione per la sicurezza, e risulta che il ricorso alla loro opera da parte dei servizi di informazione per la sicurezza era indispensabile ed era stato autorizzato secondo le procedure previste dall'art. 18 della medesima legge, tali persone sono equiparate, ai fini dell'applicazione della speciale causa di giustificazione, al personale dei servizi di informazione per la sicurezza.

Secondo quanto riportato dal Corriere, delle missioni di unità speciali a fini di intelligence eventualmente disposte dal presidente del Consiglio, il Parlamento verrà informato con atti scritti e secretati, tramite il Copasir.

A seguito del citato DPCM, sarebbero state inviate tre squadre di circa 12-13 unità di personale dell'Aise ciascuna (circa 40 unità) a cui si aggiungerebbero nelle prossime ore 50 unità dei paracadutisti del Reggimento Col Moschin.

Frattanto il 3 marzo, relativamente alla diffusione di alcune immagini di vittime di sparatoria nella regione di Sabrata in Libia, apparentemente riconducibili a occidentali, la Farnesina ha informato che "da tali immagini e tuttora in assenza della disponibilità dei corpi, potrebbe trattarsi di due dei quattro italiani, dipendenti della società di costruzioni Bonatti, rapiti nel luglio 2015 e precisamente di Fausto Piano e Salvatore Failla". Nella stessa data, il Copasir "alla luce di quanto avvenuto in Libia a due ostaggi italiani", ha convocato con urgenza l'Autorità delegata, senatore Marco Minniti.

Da lunedì il governo Renzi sarà obbligato a confrontarsi col Parlamento. Berlusconi ha già dichiarato che in Libia non si deve bombardare. Ancora più netto è stato Prodi. Matteo sa che deve fare una guerra senza darlo a vedere. Dicono che sia un giocatore delle tre carte. Forse è il momento di dimostrarlo.

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