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DIARIO ARGENTINA/ La scelta sulla tv che “divide” Macri e Renzi

La sede della tv pubblica argentina La sede della tv pubblica argentina

Io sono di Rosario, la città più italiana dell’Argentina. Dove puoi vivere questa passione/divisione nel calcio, che poi si è trasferita in ambito politico, come in nessun altro luogo. Ci sono due squadre, il Newell’s Old Boys e il Rosario Central, i cui tifosi vivono in due zone ben distinte della città : ho uno zio, come me di origini piemontesi, che, fanatico del Newell’s, morì senza mai mettere piede nella zona della squadra “avversaria”, sebbene con il mondiale del ‘78, attorno al nuovo stadio del Central, il quartiere fosse cambiato parecchio abbellendosi. Questo fatto, che si potrebbe definire pittoresco, rivela una realtà che, se approfondita nel politico, spiega questi anni di divisione notevole, cosa che qui si era già verificata sia negli anni Quaranta con il peronismo che successivamente con l’antiperonismo degli anni Cinquanta. Di ciò hanno approfittato poteri per aggiungere adepti al loro fianco, potenziando la divisione. Ecco fornita una spiegazione che non sarà scientifica ma si basa sul vissuto.

 

Ma si potrà superare questa situazione e, tornando all’ambito giornalistico, vivere una repubblica dove le idee differenti vengano rispettate? E come sei “sopravvissuto” in questi anni?

Questo dipende unicamente da noi giornalisti, ma come detto prima quello che mi sorprende è che proprio loro spesso non siano convinti di quello che dico. Per quanto mi riguarda, in questi anni ho perso non solo un programma televisivo, ma pure una trasmissione radiofonica, quella in un canale via cavo, perché non mi arrivavano sponsor per una ragione semplice: non ero allineato con il Governo precedente. Ci sono giornalisti che hanno perso più di me, altri che invece hanno pensato che “Cristina (Kirchner, l’ex Presidente, ndr) è bionda e ha occhi azzurri” e sono saliti sul treno del potere…

 

Ma come pensa di risolvere il problema visto che si ritrova in un ambiente non proprio favorevole?

Finora, nonostante sia qui da poco e sapendo che l’ambiente è diviso in pro e contro, non ho avuto problemi, potendo instaurare un dialogo. A me non importano le divisioni. Il problema che ho è il seguente: ognuno ha le idee che vuole, ma nell’ambito del lavoro bisogna fare giornalismo. Che significa? Osservare, raccontare storie con un criterio aperto. Questo è giornalismo basico. Se c’è un giorno con pioggia e a me non piace mentre a te va benissimo, stiamo raccontando due verità, ma al pubblico interessa sapere che piove. Punto. Quello che non è ammissibile è che ci sia un controllo dell’informazione perché rappresenti determinati interessi o che uno riceva soldi per appoggiarli.

 

Quanto credi che ci vorrà perché la società torni a essere serena?

Penso che la soluzione non sarà facile, anche se non impossibile, e si potrà attuare con buone idee. Il giornalismo, in particolare, avrà un’enorme importanza nella soluzione del problema: dobbiamo essere coscienti della nostra grandezza e del ruolo che abbiamo, ma soprattutto della responsabilità sociale. Dobbiamo far capire che una società non può smettere di convivere solo perché ci sono pensieri differenti: se ci riusciremo attraverso il nostro lavoro allora la soluzione è possibile. Se invece dai media continueranno a scaturire divisioni, spesso per guadagnare un punto di rating, allora sarà un male per tutti.

 

(Arturo Illia)

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