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ITALIA IN LIBIA/ La "doppia partita" che Renzi fa finta di non giocare

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E veniamo dunque all'altro campo di gioco, quella della Tripolitania, l'area forse più "infuocata" in questo momento, con Sabratha, teatro di scontri tra i miliziani affiliati a Isis e le forze locali riparate dall'alto dai raid Usa e con la capitale Tripoli, con più di un milione di abitanti, in cui, pur non potendo parlare di vero e proprio caos, pullulano armi e diverse milizie. Questa sarebbe, al momento, la "patata bollente" che spetterebbe alla missione a guida italiana. L'Italia, dunque, deve giocare inevitabilmente in difesa: conscia del pericolo, col fiato sul collo degli Usa, punzecchiata dalla Francia e dal fragore delle armi che giunge dalla Cirenaica, ma cosciente che solo prendendo attivamente parte alla partita potrà difendere i propri interessi di sicurezza ed economici, soprattutto nell'area che va da Tripoli al confine tunisino dove sono presenti molti giacimenti dell'Eni. 

Al momento le dichiarazioni dei vari leader politici, nonostante il pressing americano, sono ancora apparentemente dettate dalla cautela e dalla necessità di posporre qualunque intervento alla nascita del governo unitario, ma le modalità operative della presenza sul terreno appaiono già piuttosto delineate, anche alla luce del fatto che, notizia oramai confermata, a Tripoli e dintorni sono presenti, già da qualche tempo, circa 36 uomini dell'intelligence. A questi, a breve, ma i termini non sono ancora stati resi noti, si dovrebbero aggiungere 50 incursori del Col Moschin. L'azione italiana, nella zona della Tripolitania, avrebbe l'arduo compito di stabilizzare l'area attraverso l'addestramento delle milizie locali e la messa in sicurezza e il controllo del territorio con un lavoro politico, diplomatico e di intelligence. Sarà dunque imprescindibile il dialogo e la collaborazione con le milizie e le autorità locali per evitare che l'azione possa essere percepita come invasione, soprattutto dai vari leader delle fazioni locali. Le nostre forze sul terreno, dunque, dovranno muoversi su un filo sottile su cui sarà necessario mantenere l'equilibrio di un funambolo per evitare che il risiko possa incancrenirsi ulteriormente.

Questa dunque, al momento, è la doppia partita libica. La Francia ad est a supporto, assieme all'Egitto, delle milizie di Haftar. La Gran Bretagna in compagnia di altri "alleati", per ora, apparentemente "in panchina" attende di capire come e quando entrare in campo per mettere le mani sul premio finale. L'Italia che, volente o nolente, si prepara ad entrare più energicamente ad ovest. Gli Stati Uniti, che dichiarano di non voler più essere i gendarmi del mondo ma paiono ben disposti a dettarne le regole, svolgono il ruolo di "arbitro". Non sappiamo come finirà il match, ma una cosa appare certa, per i libici non sarà un gioco a somma zero.

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