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ITALIA IN LIBIA/ La "doppia partita" che Renzi fa finta di non giocare

Pubblicazione:lunedì 7 marzo 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 7 marzo 2016, 10.29

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Ha tutta l'aria di essere una doppia partita la sfida che si sta giocando in questo momento in Libia, in cui ci sono player che gareggiano in difesa ed altri in attacco ed in cui, a ben guardare, lo stato islamico non è forse tra gli sfidanti decisivi.

I due "campi di gioco" sono, a grandi linee, le regioni della Cirenaica e della Tripolitania, confini che evocano il retaggio di un passato coloniale, forse solo apparentemente sopito durante la lunga dittatura gheddafiana. E' qui che giocatori forti, riserve e "nuovi acquisti" si contendono le risorse del paese — la posta in gioco — dribblando i brandelli di quella che una volta era la Libia e che oggi si avvia sempre di più verso la triste sorte di uno Stato fallito.

Nell'area che grosso modo è riconducibile alle regione della Cirenaica — al di là della presenza dello stato islamico in alcune zone — c'è il governo di Tobruk e il suo inamovibile "capitano", il generale Haftar. Che però non è solo. Non è certo più uno scoop la notizia, apparsa anche su Le Monde qualche giorno fa, in cui si parlava di forze speciali francesi di stanza nella base di Benina, nei pressi di Bengasi, che starebbero supportando azioni contro lo stato islamico e altre milizie islamiste fedeli a Tripoli. Con loro, sempre secondo indiscrezioni che giungono da più parti, ma naturalmente non confermate, ci sarebbero anche corpi d'élite americani e inglesi. D'altra parte la rapida avanzata del generale verso Bengasi non si spiegherebbe se non con ingenti aiuti esterni da parte dei francesi e degli inglesi, assist importanti, certo, ma mai quanto il supporto dell'Egitto di al Sisi, pivot indispensabile per l'amico Haftar. 

Sembra così delinearsi sempre più chiaramente la sfida che si gioca ad est ed il ruolo dei vari player. Le armi dall'Egitto, le milizie di Haftar, il coordinamento di Parigi, la regia americana e la "non belligeranza attiva" della Gran Bretagna e presumibilmente di qualche altro attore attratto dal "premio partita". E' questa la squadra che gioca in attacco. I motivi di tale schieramento non sono difficili da comprendere, basta seguire la rotta del petrolio ed ecco che la partita inglese e francese — ma anche di molte altre potenze — nell'area della Cirenaica, trova la sua ragion d'essere. Si gioca per l'accesso alle risorse energetiche, per riprendere ed ampliare le attività estrattive e per allargare il raggio di quelle esplorative, avviate nel 2011 dopo la caduta del rais, magari "buttando la palla" anche un po' più in là verso il bacino della Sirte. 

E' qui che, nel silenzio del deserto e lontano da occhi indiscreti, compagnie americane, inglesi, francesi, ma anche russe, tedesche e spagnole stanno investendo somme notevoli in attività esplorative nelle aree di Brega, nel golfo della Sirte, dove sarebbero presenti molte compagnie provenienti da Stati Uniti e Gran Bretagna, di Zillah, dove sono particolarmente attive le compagnie francesi, di Beida e Kufra nella Cirenaica, solo per fare alcuni esempi.


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