BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CAOS LIBIA/ Sapelli: così l'Italia può evitare la "trappola" di Francia e Uk

In Libia la situazione è caotica. E questo, spiega GIULIO SAPELLI, è un grave danno per l'Italia. Il nostro Paese può ancora però recuperare ed evitare di essere tagliato fuori

Infophoto Infophoto

Ciò che oggi accade in Libia era prevedibile sol leggendo quello che rimarrà uno straordinario documento storico su ciò che sta dietro alla disgregazione dell'Occidente: la lunghissima intervista concessa da Barack Obama a Jeffrey Goldberg su The Atlantic nell'aprile 2016 e significativamente intitolata "The Obama Doctrine". In essa il presidente degli Usa chiarisce quale sia la posizione sua e del suo Desk Office in merito al ruolo che gli stessi Usa devono svolgere nel mondo. È una sorta di ritirata strategica possibile grazie ad alleanze regionali su scala planetaria che vedono gli Usa affidare volta a volta per ciascheduna di codeste regioni a una nazione o a un gruppo di nazioni un ruolo di leadership di secondo grado (il primo sempre deve appartenere agli Usa), che sia dotato di mezzi di contenimento o di attacco verso potenze nazionali o ideologico-tribali (vedi Medio Oriente con la distruzione della Siria, della Libia e dell'Iraq). A tali subleadership nazionali è affidato il compito di controllo e di intervento sulle aree di crisi. 

Per esempio, in Asia il dominio terracqueo dal Mar Cinese al Mar Indiano impone il contenimento militare e politico della Cina e questo ruolo vassallatico è stato affidato tanto al Giappone quanto al Vietnam, come dimostrano sia i lavori per la Trans-Pacific Partnership, sia la riforma costituzionale in Giappone, permettendo a codesta nazione di riarmarsi, sia la straordinaria pacificazione col Vietnam, potenza regionale storicamente nemica della Cina comunista. 

La stessa cosa gli Stati Uniti tentano di realizzare in Medio Oriente. L'hanno fatto anche durante la Guerra fredda, dopo la crisi di Suez che spostò tutto l'asse del panarabismo nasseriano dalle braccia russe-sovietiche alle loro, grazie all'alleanza strategica coi sauditi e il wahhabismo. Allora come oggi la Siria rifiutò di abbandonare l'abbraccio russo-sovietico e quel filo rosso si è di nuovo sgomitolato oggi, come dimostra l'intervento russo in appoggio ad Assad e contro lo storico antemurale turco da secoli nemico acerrimo e imperituro della Russia. 

Il problema è che questa strategia per autosostenersi ha bisogno di una visione che addirittura lo stesso Obama possiede ma che sfugge interamente all'Europa, soprattutto a quella unificata sotto il tallone dell'euro. Come dimostra la storia di Israele dalla dichiarazione di Balfour del '17 sino a oggi, il Medio Oriente è impensabile senza un ruolo politico delle potenze europee, e, dopo la crisi di Suez, senza la connessione di codesto ruolo politico con le mutevoli strategie statunitensi. Se ciò che capita in Medio Oriente dalla seconda metà dell'Ottocento si riverbera in Centrafrica, e quindi sul destino di chi dominerà il Congo, che è il punto archetipale del dominio del mondo prossimo e futuro, tanto più dalla stessa età i destini dell'Europa e del Medio Oriente sono indissolubilmente intrecciati. 

Il crollo degli imperi ha drammaticamente complicato questi intrecci. Il crollo dell'Impero ottomano spaccò in due il mondo arabo, e il crollo dell'impero inglese, dopo Suez nel '56, complicò ulteriormente le cose perché rese potenzialmente instabili aree essenziali come la Libia, la Siria e il Libano, dove il dominio italiano non resse dinanzi al conflitto con la Francia e l'Inghilterra, protese anch'esse a dominare quel deserto inzuppato nel petrolio, e non resse né nella grande, né nella piccola Siria, ossia né in Siria né in Libano, dove i francesi non riuscirono mai a normalizzare attraverso le armate cristiano-maronite quel mosaico di nazionalità e neppure la Siria trovò mai un equilibrio di lungo periodo. Nel gioco di potere asimmetrico tra Russia, Francia e Iran, come emerse chiaramente dopo il crollo dello Scià, la faglia sciita e l'emersione dell'Isis finanziato dai sauditi e dal Qatar. 


COMMENTI
01/04/2016 - commento (francesco taddei)

gli usa non abbandoneranno mai la gbr. per fare politica estera ci vogliono imprese (come la germania con la turchia) e militari ben armati (fra-gbr). che cosa abbiamo noi? le bruschette e il vino.