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DA TRIPOLI/ Magdud: un intervento militare sarebbe pericoloso per l'Italia

Pubblicazione:venerdì 1 aprile 2016

Fayez Serraj (Infophoto) Fayez Serraj (Infophoto)

Francamente è un’affermazione che mi risulta del tutto incomprensibile.

 

Ormai in Libia ci dobbiamo rassegnare a due entità statali indipendenti, Tripoli e Tobruk?

No, questo assolutamente non è conforme né alla realtà dei fatti né alla volontà dei libici tanto della Cirenaica quanto della Tripolitania. Qui tutti parlano ancora dell’unità della Libia, e non di una sua spartizione in due parti. L’obiettivo è quello di insediare il governo a Tripoli e il parlamento a Tobruk, in modo da unire l’Est e l’Ovest del Paese. Se tutte le parti sono d’accordo su questa soluzione, non ci sarà la necessità né di dividere la Libia né di introdurre forme di federalismo.

 

Che cosa dovrebbe fare il governo italiano?

Il governo italiano deve continuare a sostenere il consiglio presidenziale di Serraj. Deve inoltre appoggiare la richiesta della Libia nelle sedi Onu per quanto riguarda l’abolizione dell’embargo sulle armi. L’aiuto dell’Italia può essere prezioso anche su altri fronti come quello umanitario e diplomatico, nonché rispetto alla formazione di istituzioni democratiche.

 

E sul piano militare?

E’ meglio che l’Italia non intervenga. Un conto è la fornitura di consiglieri militari e di armi all’esercito libico. Ma tanto la situazione attuale quanto la memoria storica del passato coloniale dell’Italia fanno sì che un suo intervento militare non gioverebbe sicuramente a pacificare il Paese.

 

(Pietro Vernizzi)



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