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Esteri

NAGORNO KARABACH/ Peggio delle mire dell'Azerbaigian è solo il silenzio dell'Europa

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La situazione non fa sperare bene, con i turchi alleati dell'Azerbaijan che promettono di andare fino in fondo alla questione, e i russi che, pur avendo un accordo di difesa con gli armeni in caso di guerra, hanno dichiarato che continueranno a vendere le loro armi al ricco Azerbaijan. Negli ultimi anni inoltre, forti della vendita del petrolio, gli azeri hanno aumentato enormemente la spesa militare e diplomatica. Anche il Parlamento europeo a gennaio si è schierato contro l'Armenia, come peraltro molti parlamentari di vari paesi e buona parte della stampa internazionale. In molti sempre più a favore del ricco Azerbaijan, stato totalitario governato dalla famiglia Aliyev, al 160esimo posto su 180 per la libertà di stampa (78esimo l'Armenia, 73esimo l'Italia) e invece indifferenti o addirittura contro l'Armenia.

Ma una domanda nasce spontanea. Se gli albanesi del Kosovo, dell'Ossezia e dell'Abkhazia hanno il diritto alla autodeterminazione, perché gli armeni del Karabakh no? Il Karabakh rischierà di passare all'Azerbaijan e di finire come il Nakhichevan, dove la popolazione armena, pur avendo l'autonomia, è scesa dal 60 per cento nel 1923 allo 0 per cento attuale?

"Che Dio sia con i nostri soldati!", questa è la preghiera che tutti fanno propria in questi giorni nel Karabakh. Da quando l'Azerbaijan ha attaccato la frontiera col Karabakh, in centinaia accorrono ad arruolarsi per difendere quel povero pezzo di terra. 

Ma la questione tra Armenia e Azerbaijan non è solo geopolitica. E' una questione di difesa della verità e della civiltà. Da una parte chi vuole difendere la propria terra, dove ha costruito chiese, monasteri, ospedali e una civiltà cristiana ricchissima. Dall'altra chi quella terra la odia perché cristiana e la pretende, con l'aiuto dei soliti lupi grigi, falsificando la storia e la geografia e approfittando della tiepidezza dei nostri amici.

Zhirajr Mokini Poturljan

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